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L’allattamento al seno non offre benefici soltanto al neonato, ma rappresenta un fattore di protezione duraturo per la salute mentale della madre. Ansia e depressione risultano meno frequenti non solo nel periodo immediatamente successivo al parto, ma anche a distanza di molti anni. È quanto emerge da uno studio di lungo periodo che rafforza il ruolo dell’allattamento come intervento di prevenzione primaria, con ricadute che vanno oltre la dimensione nutrizionale e immunologica.

Lo studio di follow-up decennale

La ricerca, pubblicata su BMJ Open, è stata condotta da un gruppo di ricercatori universitari irlandesi e ha seguito 168 madri al secondo figlio per un arco temporale di dieci anni. L’obiettivo era valutare la relazione tra comportamento di allattamento e salute mentale materna nel lungo periodo, considerando variabili cliniche e di stile di vita.

Madri e figli sono stati sottoposti a controlli a 3 e 6 mesi, poi a 2, 5 e 10 anni dal parto. A ogni valutazione, le partecipanti hanno compilato questionari standardizzati su stato di salute, alimentazione, attività fisica e modalità di allattamento.

Quanto e come hanno allattato le madri

I dati mostrano che circa il 73% delle donne ha allattato al seno, con una durata media di oltre 30 settimane. Più di un terzo delle partecipanti ha raggiunto almeno 12 mesi complessivi di allattamento nel corso della vita riproduttiva.

Queste informazioni sono rilevanti perché consentono di analizzare non solo la scelta di allattare, ma anche la durata cumulativa, elemento che emerge come centrale nella relazione con la salute mentale a distanza di anni.

Ansia e depressione: cosa emerge a 10 anni

Al controllo decennale, il 13% delle madri ha riferito sintomi di depressione o ansia. Un ulteriore 21% ha segnalato la presenza di disturbi ansioso-depressivi in almeno uno dei controlli effettuati nel corso degli anni.

Le analisi hanno evidenziato che le donne con sintomi a 10 anni tendevano a essere più giovanimeno attive fisicamente e con livelli di benessere inferiori già all’inizio dello studio. Tuttavia, anche tenendo conto di questi fattori, la relazione con l’allattamento al seno è rimasta significativa.

Meno allattamento, più rischio psicologico

Meno allattamento, più rischio psicologico

Il dato più rilevante riguarda il confronto tra chi ha allattato e chi non lo ha fatto o lo ha fatto per periodi brevi. Le madri che non hanno allattato o che hanno interrotto precocemente presentavano un rischio più elevato di ansia e depressione a distanza di dieci anni dalla gravidanza.

In particolare, ogni settimana aggiuntiva di allattamento esclusivo è risultata associata a una riduzione di circa il 2% della probabilità di riferire sintomi ansioso-depressivi, anche dopo aver corretto i dati per fattori potenzialmente confondenti, come il consumo di alcol o lo stile di vita.

Possibili meccanismi di protezione

Secondo gli autori dello studio, l’allattamento potrebbe agire su più livelli. Da un lato, vi sono meccanismi biologici, legati agli ormoni coinvolti nella lattazione, che influenzano la regolazione dell’umore e la risposta allo stress. Dall’altro, entrano in gioco fattori psicologici e relazionali, come il rafforzamento del legame madre-bambino e una maggiore fiducia nelle proprie capacità genitoriali.

Questi effetti combinati potrebbero spiegare perché la protezione osservata non si esaurisce nel periodo post-partum, ma si estende nel tempo, contribuendo a una maggiore resilienza psicologica.

Un messaggio di sanità pubblica

I risultati rafforzano l’idea che l’allattamento al seno rappresenti un investimento di salute a lungo termine anche per le madri. In un contesto in cui i disturbi d’ansia e depressivi femminili sono in aumento, soprattutto nelle fasi di transizione della vita, questi dati assumono un valore strategico per la programmazione sanitaria.

Promuovere e sostenere l’allattamento significa quindi agire anche sulla prevenzione dei disturbi mentali, riducendo potenzialmente il carico sui servizi sanitari negli anni successivi.

Visite, ascolto e prevenzione della salute mentale della madre in fase di allattamento

Accanto alla promozione dell’allattamento, resta centrale il ruolo delle visite di controllo nel periodo post-partum e negli anni successivi. Il monitoraggio del benessere psicologico materno consente di intercettare precocemente segnali di disagio, soprattutto nelle donne con fattori di rischio noti.

La prevenzione passa anche da un’informazione corretta, che eviti colpevolizzazioni: non tutte le madri possono o riescono ad allattare, e il supporto alla salute mentale deve essere garantito in ogni caso, indipendentemente dalle scelte o dalle possibilità individuali.

Allattamento come opportunità, non come obbligo

Gli esperti sottolineano che i dati non devono essere letti in chiave prescrittiva, ma come un’ulteriore conferma del valore dell’allattamento quando possibile e sostenuto adeguatamente. Favorire condizioni organizzative, sociali e culturali che rendano l’allattamento una scelta praticabile significa offrire alle madri un’opportunità di tutela della propria salute nel lungo periodo.

Un beneficio che dura nel tempo

Lo studio mostra con chiarezza che i benefici dell’allattamento al seno non si fermano ai primi mesi di vita del bambino, ma possono estendersi per un decennio, influenzando positivamente la salute mentale materna. In questa prospettiva, l’allattamento emerge come una risorsa di prevenzione primaria, da valorizzare all’interno delle politiche di salute pubblica e dei percorsi di accompagnamento alla maternità.

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