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Uno studio internazionale ha evidenziato come la dieta mediterranea, già nota per i suoi benefici sulla salute cardiovascolare e metabolica, possa agire come un fattore di protezione anche contro il declino cognitivo e la malattia di Alzheimer. L’effetto positivo è risultato particolarmente evidente nei portatori della variante genetica APOE4, associata a un rischio molto più elevato di sviluppare la patologia.

Lo studio e i dati analizzati

La ricerca, pubblicata su Nature Medicine e condotta da un team del Mass General Brigham, della Harvard TH Chan School of Public Health e del Broad Institute del MIT, ha seguito per oltre trent’anni i dati di 4.215 donne e 1.490 uomini appartenenti a due grandi studi epidemiologici di coorte. Le abitudini alimentari sono state monitorate tramite questionari ripetuti nel tempo, mentre campioni biologici e test cognitivi hanno permesso di valutare l’evoluzione del rischio e l’incidenza dei casi di demenza.

Effetti più forti nei soggetti geneticamente predisposti

Il risultato più significativo è che l’effetto protettivo della dieta mediterranea non si limita alla popolazione generale, ma si rafforza proprio nei soggetti ad alto rischio genetico. Chi porta una copia della variante APOE4 ha un rischio da tre a quattro volte superiore rispetto alla media, mentre chi presenta due copie arriva a un rischio dodici volte maggiore. In questi casi, l’adesione a un’alimentazione ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, olio extravergine di oliva e pesce si è associata a un declino cognitivo molto più lento e a un minor numero di nuove diagnosi di demenza.

Il ruolo della dieta mediterranea sul cervello nella cura dell'alzheimer

Il ruolo della dieta mediterranea sul cervello nella cura dell'alzheimer

Il modello alimentare mediterraneo fornisce nutrienti fondamentali per il benessere cerebrale, tra cui acidi grassi polinsaturi, antiossidanti e fibre in grado di ridurre lo stato infiammatorio sistemico e migliorare la salute del microbiota intestinale. Questi elementi contribuiscono a mantenere la funzionalità neuronale e a contrastare i processi neurodegenerativi, svolgendo un’azione di “compensazione” contro la predisposizione genetica.

Un approccio di salute pubblica

I dati spingono a considerare la promozione della dieta mediterranea non solo come raccomandazione generale di prevenzione, ma come strategia prioritaria di salute pubblica. Nei Paesi europei, dove la variante APOE4 è diffusa in circa il 15-20% della popolazione, incentivare questo regime alimentare potrebbe ridurre significativamente l’impatto della malattia di Alzheimer sulla società e sul sistema sanitario.

Visite specialistiche e prevenzione mirata

Gli esperti sottolineano che la prevenzione deve sempre essere integrata con check-up neurologici regolari mirati a monitorare la salute cognitiva, in particolare per chi ha una familiarità con la malattia. Valutazioni neurologiche, test neuropsicologici e controlli metabolici possono consentire di intervenire tempestivamente. Per bambini e anziani è fondamentale educare e accompagnare a corretti stili di vita sin dall’infanzia, riducendo il consumo di alimenti ultraprocessati e favorendo una dieta equilibrata.

Prospettive future

La ricerca apre nuove prospettive: l’alimentazione può diventare un vero e proprio strumento di medicina personalizzata, capace di ridurre l’impatto del rischio genetico. La diffusione della dieta mediterranea rappresenta quindi non solo un’eredità culturale, ma un investimento concreto sulla salute delle generazioni future.

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