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L’aterosclerosi rimane una delle principali cause di morbilità e mortalità cardiovascolare nei Paesi ad alto reddito, ma anche nei contesti a risorse limitate. La sfida centrale dei prossimi anni è anticipare sempre di più la diagnosi e riconoscere precocemente i pazienti che potrebbero trarre beneficio da trattamenti mirati. Un nuovo scientific statement pubblicato sul European Journal of Preventive Cardiology dalla Società europea di cardiologia (Esc) analizza il ruolo delle terapie farmacologiche sulla progressione delle placche aterosclerotiche e il loro potenziale impatto nel migliorare la prevenzione nelle persone ad alto rischio. Il documento, frutto del lavoro di un panel internazionale di esperti selezionati dall’Esc, rappresenta un aggiornamento cruciale per clinici, ricercatori e professionisti della prevenzione cardiovascolare.

Il quadro clinico dell’aterosclerosi oggi

L’aterosclerosi è una patologia cronica e progressiva caratterizzata dall’accumulo di lipidi, cellule infiammatorie e tessuto fibroso nelle pareti arteriose. Questa trasformazione strutturale riduce gradualmente il lume vascolare e può portare a eventi gravi come infarto del miocardio, ictus e ischemia periferica. Nonostante i progressi diagnostici, molti pazienti vengono identificati tardivamente, spesso solo dopo un evento acuto. Per questo motivo, la prevenzione primaria e secondaria rappresenta una priorità assoluta nelle linee guida internazionali.

Il nuovo documento Esc pone l’accento sul concetto di progressione di placca, evidenziando come la valutazione della struttura e della composizione aterosclerotica, più ancora del semplice valore del colesterolo, sia un indicatore chiave del rischio cardiovascolare reale. La possibilità di monitorare non solo l’estensione, ma anche la stabilità delle placche, consente infatti di stimare il rischio di rottura, microembolizzazioni e complicanze.

Farmaci ipolipemizzanti: la riduzione più significativa della placca

Il panel Esc conferma che le statine ad alta intensità rimangono il cardine della terapia ipolipemizzante, con il maggior numero di evidenze solide nella riduzione del volume delle placche fibro-lipidiche coronariche. La loro efficacia, già ampiamente documentata nel ridurre gli eventi cardiovascolari, trova ora ulteriori conferme anche sulla capacità di influenzare la storia naturale dell’aterosclerosi a livello strutturale.

Dati emergenti indicano che anche le terapie non statiniche – come gli inibitori dell’assorbimento del colesterolo e gli anticorpi monoclonali diretti verso specifici pathway lipidici – potrebbero avere un ruolo complementare nei pazienti che non raggiungono gli obiettivi terapeutici previsti dalle linee guida internazionali. In particolare, queste strategie si rivelano utili nei profili ad alto rischio genetico o nei casi di ipercolesterolemia particolarmente resistente.

Il potenziale delle terapie antinfiammatorie

Se il colesterolo LDL resta un driver fondamentale della progressione aterosclerotica, l’infiammazione rappresenta un secondo pilastro altrettanto importante. Lo statement Esc sottolinea che le terapie mirate a ridurre lo stato infiammatorio sistemico potrebbero modificare la vulnerabilità delle placche e limitarne la crescita.

Studi recenti hanno mostrato che alcuni farmaci antinfiammatori selettivi possono diminuire la densità delle cellule immunitarie attivate nelle lesioni aterosclerotiche, riducendo così la probabilità di instabilità di placca. Sebbene tali evidenze siano considerate promettenti, gli esperti Esc affermano che la riduzione assoluta del volume di placca resta limitata, rendendo necessarie ulteriori ricerche per chiarire il reale impatto clinico di queste strategie.

Aterosclerosi: identificazione precoce dei pazienti a rischio

aterosclerosi

Il documento Esc ribadisce che la diagnosi precoce richiede un approccio combinato, basato su parametri clinici, valutazione dei fattori di rischio e tecniche di imaging avanzato. Pur non entrando nel dettaglio delle tecnologie specifiche, gli autori sottolineano che la caratterizzazione delle placche permette di discriminare tra lesioni più stabili e placche ad alto rischio di rottura.

Secondo gli esperti, integrare l’efficacia delle terapie farmacologiche con strumenti diagnostici aggiornati può migliorare in modo significativo la stratificazione del rischio, consentendo interventi personalizzati e più tempestivi.

Esami diagnostici chiave

Il riconoscimento dei pazienti a rischio dipende dalla capacità di combinare dati clinici, marcatori metabolici e imaging strutturale. Gli enti internazionali indicano come fondamentali gli esami del profilo lipidico, i test infiammatori e le valutazioni funzionali dell’apparato cardiovascolare. Nei casi in cui vi siano fattori di rischio multipli o familiarità significativa, gli esami non invasivi permettono di intercettare precocemente segni di progressione della malattia anche in assenza di sintomi.

Questi esami non hanno solo un ruolo iniziale: rappresentano parte integrante del follow-up di lungo periodo, consentendo di monitorare l’efficacia delle terapie e adeguare i trattamenti in modo continuativo.

Visite specialistiche e prevenzione cardiovascolare al primo posto

La prevenzione dell’aterosclerosi non può prescindere da un monitoraggio clinico costante. Le visite specialistiche mirate consentono di valutare la presenza di fattori predisponenti come dislipidemie, diabete, ipertensione e comportamenti a rischio. Gli esperti internazionali sottolineano che i pazienti con familiarità significativa, valori alterati del profilo lipidico o sintomi suggestivi debbano essere indirizzati a percorsi di valutazione personalizzati, in grado di integrare esami diagnostici, valutazioni funzionali e controlli periodici.

La prevenzione primaria rimane centrale: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, riduzione del rischio metabolico e sospensione del fumo sono elementi indispensabili per ridurre l’incidenza dell’aterosclerosi in tutte le fasce di età.

Il ruolo crescente delle evidenze Esc nella prevenzione futura

Il nuovo statement dell’Esc rappresenta un passo decisivo verso una comprensione più ampia del processo aterosclerotico. L’integrazione tra terapie farmacologiche, valutazioni diagnostiche e prevenzione primaria costituisce una strategia coordinata in grado di incidere sulla salute cardiovascolare a lungo termine. I documenti prodotti dall’Esc negli ultimi anni hanno rafforzato il legame tra ricerca clinica, medicina preventiva e personalizzazione delle cure, tracciando un percorso che punta a diagnosticare prima, intervenire meglio e ridurre gli eventi gravi.

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