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Parliamo di allergie oculari nei bambini. Si chiama cheratocongiuntivite primaverile, e conosciuta anche con la sigla VKC: è una malattia infiammatoria cronica e recidivante che interessa la superficie oculare. Colpisce soprattutto bambini e adolescenti, ed è spesso sottovalutata o confusa con una comune congiuntivite allergica stagionale. In realtà, la VKC si distingue per sintomi più intensi e una gestione clinica più complessa.

Tra i segnali più tipici ci sono fotofobia marcata, fastidio sia alla luce naturale che a quella artificiale, sensazione di avere un corpo estraneo negli occhi (descritta dai piccoli pazienti come “sabbia negli occhi”), secrezioni dense e filamentose e difficoltà ad aprire le palpebre al risveglio. L’arrossamento oculare è molto accentuato, spesso associato a dolore, e i classici antistaminici – sia topici che sistemici – risultano generalmente inefficaci. In questi casi, è necessario intervenire con terapie cortisoniche.

Un’allergia rara ma frequente in Italia

Sebbene a livello europeo la cheratocongiuntivite primaverile venga classificata come malattia rara (circa 3,2 casi ogni 10.000 abitanti), in Italia l’incidenza è doppia, raggiungendo il 6%. Questo dato risulta ancora più interessante se confrontato con la quasi totale assenza della patologia nei Paesi scandinavi. Il clima sembra giocare un ruolo importante, con una possibile correlazione tra esposizione solare e frequenza della malattia. Tuttavia, le cause precise restano in gran parte sconosciute.

L’importanza della diagnosi precoce e dell’approccio multidisciplinare

Riconoscere per tempo la VKC è fondamentale per evitare complicazioni. Il pediatra di base ha un ruolo cruciale nel distinguere i segnali della patologia rispetto a una congiuntivite allergica comune, indirizzando il bambino verso un percorso di cura più approfondito. Questo deve necessariamente coinvolgere due figure specialistiche: l’oculista e l’allergologo.

L’oculista ha il compito di effettuare un esame oculare approfondito per rilevare la presenza di papille o noduli congiuntivali, elementi che confermano la diagnosi. L’allergologo, invece, valuta i meccanismi immunologici coinvolti, considerando che circa il 50% dei pazienti con VKC presenta anche altre forme di allergie. Solo una gestione sinergica può portare a una diagnosi precisa e a una terapia efficace.

Quando le lacrime diventano uno strumento diagnostico

Quando le lacrime diventano uno strumento diagnostico

Le lacrime, spesso viste solo come un sintomo, si stanno rivelando una fonte preziosa di informazioni cliniche. Presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato sviluppato un metodo innovativo per analizzare le lacrime raccolte attraverso il test di Schirmer, un esame semplice e non invasivo già in uso in ambito oculistico per valutare la produzione lacrimale.

I ricercatori hanno esaminato i campioni lacrimali di 58 bambini affetti da VKC. Questo studio ha evidenziato come, attraverso il test, sia possibile raccogliere cellule immunitarie presenti sulla superficie oculare. Analizzandole, si può valutare lo stato dell’infiammazione e l’efficacia della terapia in corso, monitorando nel tempo eventuali miglioramenti o necessità di modifiche terapeutiche.

L’efficacia del trattamento e la prognosi a lungo termine

Se non trattata adeguatamente, la cheratocongiuntivite primaverile può causare danni seri alla cornea, tra cui cheratite puntata superficiale o, nei casi più gravi, ulcerazioni corneali. Tali complicanze possono influire significativamente sulla qualità visiva del bambino, compromettendone la vista.

Tuttavia, la buona notizia è che la prognosi, nella maggior parte dei casi, è positiva. Secondo i dati, circa il 95% dei pazienti guarisce spontaneamente con la pubertà, a condizione che la malattia sia diagnosticata e trattata con attenzione fin dalle prime fasi.

Visite specialistiche mirate: prevenzione, diagnosi e cura

Vista la complessità della VKC e la possibile confusione con patologie oculari più lievi, è indispensabile che i bambini che presentano i sintomi descritti vengano sottoposti a visite specialistiche mirate. L’intervento precoce di oculista e allergologo consente di formulare una diagnosi accurata e impostare una terapia specifica, prevenendo complicazioni a carico della cornea.

È altrettanto fondamentale che il pediatra riconosca l’atipicità del quadro clinico rispetto alla classica allergia stagionale e sappia indirizzare correttamente la famiglia verso un percorso diagnostico multidisciplinare. I genitori devono essere informati su sintomi come rossore persistente, fotofobia intensa, secrezioni filamentose e dolore oculare, che rappresentano segnali d’allarme da non sottovalutare.

Uno studio innovativo pubblicato su una rivista scientifica internazionale

L’importanza dello studio condotto al Bambino Gesù è stata riconosciuta anche a livello scientifico. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Allergy, tra le più autorevoli in campo allergologico e immunologico. Questo rappresenta un passo significativo verso un approccio più mirato e scientificamente fondato alla gestione della cheratocongiuntivite primaverile, con l’obiettivo di migliorare concretamente la qualità della vita dei piccoli pazienti.

L’impiego del test di Schirmer non solo permette di monitorare l’andamento dell’infiammazione oculare, ma apre anche la strada a nuovi parametri oggettivi per valutare la risposta ai trattamenti in corso. Una vera e propria rivoluzione nella gestione delle allergie oculari in età pediatrica.

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