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Salute del cuore e prevenzione devono come sempre camminare di pari passo. Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte in Italia, con oltre 140.000 decessi all’anno, nonostante i progressi delle cure. Patologie come infarti e ictus continuano a rappresentare un peso enorme in termini di disabilità, ricoveri e costi socio-sanitari.

A influire maggiormente sono cinque fattori modificabili: ipertensione, colesterolo non-HDL, fumo, diabete e sovrappeso. Affrontarli in modo sistematico è il punto di partenza per un cambio di rotta.

Nuove linee guida per la stima del rischio

È stato recentemente pubblicato il documento aggiornato “Valutazione del rischio cardiovascolare individuale”, frutto del lavoro di un gruppo tecnico istituzionale, con l’obiettivo di promuovere su scala nazionale l’uso di strumenti affidabili per stimare il rischio di eventi cardiaci e cerebrovascolari.

Il testo si concentra sull’uso clinico degli algoritmi predittivi, indicando parametri aggiornati, valutando l’introduzione di nuovi indicatori e proponendo l’estensione della valutazione anche a soggetti oltre i 69 anni.

Cuore e prevenzione: strumenti già esistenti e da potenziare

Cuore e prevenzione: strumenti già esistenti e da potenziare

L’Italia dispone già di sistemi validi come le Carte del rischio cardiovascolare e il Punteggio CUORE, utilizzati per stratificare la popolazione in base al rischio. L’obiettivo ora è ampliare la diffusione e migliorare l’integrazione di questi strumenti nella pratica clinica quotidiana.

Le proposte operative

Per rendere davvero efficace l’uso della valutazione del rischio, il documento suggerisce diverse azioni concrete:

  • Inserimento nei piani sanitari nazionali e regionali
    Le strategie di prevenzione dovrebbero includere raccomandazioni chiare sull’uso sistematico della valutazione del rischio: quando, con quali strumenti, da parte di chi, in quali contesti (visite, screening, ambulatori…).
  • Monitoraggio continuo dell’uso clinico
    Serve un sistema di sorveglianza per misurare l’effettiva adozione degli strumenti e il loro impatto, così da aggiornare in tempo reale le strategie di prevenzione.
  • Aggiornamento basato su dati recenti
    I modelli predittivi devono riflettere le evoluzioni nei fattori di rischio e nella mortalità. È fondamentale l’uso integrato di fonti aggiornate come i dati ISTAT e quelli del Progetto CUORE.
  • Integrazione nei software clinici
    Gli algoritmi di calcolo dovrebbero essere integrati nei sistemi informatici utilizzati dai medici, per semplificare l’accesso alle stime e velocizzare il processo decisionale.
  • Formazione del personale sanitario
    Vanno potenziati i percorsi formativi su lettura, comunicazione e gestione del rischio cardiovascolare. Il target non è solo chi è già attivo nella professione, ma anche studenti e specializzandi.
  • Maggiore coinvolgimento degli operatori
    La prevenzione passa anche da un coinvolgimento diretto e sistematico dei professionisti della salute, supportato da istituzioni, università, aziende sanitarie e reti scientifiche.

Il ruolo cruciale degli esami diagnostici avanzati

Se da un lato la valutazione del rischio cardiovascolare rappresenta il primo passo verso una prevenzione efficace, dall’altro è fondamentale potenziare anche il ricorso agli esami diagnostici specialistici, strumenti chiave per intercettare patologie silenziose prima che diventino emergenze.

Esami come l’ecografia cardiologica (ecocardiogramma) permettono di osservare in tempo reale il funzionamento del cuore: dalle valvole cardiache alla forza di contrazione, fino alla rilevazione di eventuali anomalie strutturali. È un’indagine non invasiva, accessibile, e in molti casi salvavita. Utilissima per pazienti ipertesi, diabetici, con sospetti soffi o precedenti familiari di patologie cardiache.

Ma è con tecnologie come la TAC coronarica che la diagnostica compie un vero salto in avanti. Questa indagine ad altissima precisione consente di visualizzare le arterie coronarie, individuare eventuali restringimenti (stenosi) o placche aterosclerotiche prima che evolvano in infarti o eventi ischemici. In pazienti a rischio intermedio o con sintomi vaghi ma sospetti, può fare la differenza tra diagnosi tempestiva e ritardo critico.

Investire nella diagnostica cardiovascolare precoce significa ridurre il numero di ricoveri d’urgenza, abbassare la mortalità evitabile e migliorare la qualità della vita, specie nelle fasce più fragili della popolazione. Non si tratta solo di "fare esami in più", ma di usare strumenti giusti al momento giusto, guidati da una medicina sempre più personalizzata e predittiva.

In un Paese dove le malattie cardiache sono ancora in cima alle statistiche della mortalità, educare alla prevenzione e garantire accesso alla diagnostica specializzata non è più un'opzione. È una priorità.

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