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Le malattie delle valvole cardiache stanno entrando in una nuova fase terapeutica: sempre meno chirurgia tradizionale, sempre più procedure mininvasive, efficaci e sicure. È questo il messaggio che arriva dalla Società Italiana di Cardiologia, alla luce del recepimento delle più recenti linee guida europee per il trattamento delle patologie valvolari, elaborate dalla Società Europea di Cardiologia e dall’Associazione Europea di Chirurgia Cardiotoracica. Un cambiamento che amplia l’accesso alle cure anche a pazienti più giovani e a basso rischio, con benefici rilevanti in termini di qualità di vita, recupero e sopravvivenza.

Il peso delle malattie valvolari sulla salute cardiovascolare

Le valvole cardiache – aortica, mitralica e tricuspide – regolano il flusso sanguigno permettendo al cuore di pompare ogni giorno migliaia di litri di sangue. Con l’avanzare dell’età, una quota significativa della popolazione sviluppa alterazioni valvolari di grado almeno lieve o moderato, con un impatto crescente sulla funzionalità cardiaca. Quando il malfunzionamento diventa severo, il rischio di complicanze e mortalità aumenta sensibilmente, soprattutto dopo la comparsa dei sintomi. Dispnea, affaticamento, dolore toracico, vertigini e gonfiore agli arti inferiori rappresentano i segnali più frequenti, anche se molti pazienti restano asintomatici fino a fasi avanzate della malattia.

Le nuove linee guida europee e il ruolo delle tecniche “soft”

L’aggiornamento delle raccomandazioni europee segna un passaggio chiave: le procedure percutanee diventano sempre più spesso terapia standard, con risultati sovrapponibili o superiori alla chirurgia tradizionale. L’uso di microincisioni e cateteri introdotti per via femorale consente di evitare l’intervento a cuore aperto, riducendo complicanze, degenza ospedaliera e tempi di recupero. Le nuove indicazioni superano l’approccio basato esclusivamente sul rischio operatorio, aprendo queste tecniche anche a pazienti più giovani e clinicamente stabili.

Valvola aortica: la TAVI cambia lo scenario della stenosi

La stenosi aortica è una delle patologie valvolari più diffuse nella popolazione anziana e rappresenta una delle principali cause di scompenso e mortalità cardiovascolare. Le linee guida riconoscono oggi la TAVI come procedura di riferimento per la maggior parte dei pazienti con anatomia favorevole, anche a partire da età più basse rispetto al passato. L’impianto percutaneo della valvola aortica avviene senza anestesia generale, con una rapida mobilizzazione e un recupero funzionale in pochi giorni. Le evidenze scientifiche dimostrano che l’efficacia della TAVI è almeno equivalente alla chirurgia, con un profilo di sicurezza particolarmente vantaggioso.

Valvola mitrale: la riparazione percutanea come prima scelta

Un altro ambito di grande innovazione riguarda l’insufficienza mitralica, spesso associata allo scompenso cardiaco. Le nuove raccomandazioni consolidano il ruolo delle tecniche mininvasive di riparazione, basate sull’utilizzo di piccoli dispositivi che favoriscono la corretta chiusura dei lembi valvolari. In particolare, nell’insufficienza mitralica secondaria, legata alla dilatazione del ventricolo sinistro, la riparazione percutanea viene oggi indicata come trattamento di prima linea. L’obiettivo non è solo migliorare i sintomi, ma ridurre le ospedalizzazioni e aumentare la sopravvivenza dei pazienti.

La tricuspide, da “valvola dimenticata” a nuova frontiera terapeutica

Storicamente poco trattata, l’insufficienza tricuspidale sta ricevendo una crescente attenzione clinica. Le nuove tecniche transcatetere permettono oggi interventi di riparazione o sostituzione anche in pazienti che non possono affrontare la chirurgia. Le linee guida riconoscono in modo esplicito il valore di queste opzioni, inserendole nel percorso decisionale per i pazienti sintomatici ad alto rischio. Si tratta di un cambiamento rilevante, che offre una possibilità terapeutica concreta laddove in passato le alternative erano limitate.

Il ruolo centrale degli Heart Team multidisciplinari

L’adozione delle tecniche mininvasive richiede un’organizzazione clinica avanzata. Le linee guida sottolineano l’importanza degli Heart Team, gruppi multidisciplinari che integrano competenze cardiologiche, cardiochirurgiche, di imaging e di valutazione della fragilità. La decisione terapeutica deve essere personalizzata, tenendo conto non solo dell’anatomia valvolare, ma anche dell’età biologica, delle comorbidità e delle condizioni generali del paziente. Questo approccio consente di scegliere la strategia più appropriata e di migliorare gli esiti clinici.

Diagnosi precoce, visite specialistiche e prevenzione

Un elemento cruciale resta la diagnosi tempestiva delle malattie valvolari. Le visite cardiologiche specialistiche, associate a esami strumentali mirati come l’ecocardiografia, permettono di individuare precocemente le alterazioni valvolari e di programmare il trattamento nel momento più appropriato. La prevenzione secondaria, attraverso il controllo dei fattori di rischio cardiovascolare e il monitoraggio dei pazienti asintomatici, è fondamentale per evitare l’evoluzione verso stadi avanzati e complicanze gravi.

Cardio Tac coronarica: uno strumento chiave nella valutazione pre-procedurale

TC Citta di Lecce hospital

Nel percorso di diagnosi e cura delle patologie valvolari, la Cardio Tac coronarica riveste oggi un ruolo sempre più centrale. Questo esame non invasivo consente una valutazione dettagliata dell’anatomia cardiaca e coronarica, fornendo informazioni fondamentali per la pianificazione delle procedure mininvasive transcatetere. In particolare, la Cardio Tac permette di studiare con precisione le valvole cardiache, l’aorta, le dimensioni degli accessi vascolari e l’eventuale presenza di stenosi coronariche associate, contribuendo a ridurre i rischi procedurali e a ottimizzare la scelta terapeutica. L’integrazione della Cardio Tac nel percorso decisionale multidisciplinare migliora l’appropriatezza clinica e rappresenta un tassello essenziale per garantire trattamenti personalizzati, sicuri ed efficaci, soprattutto nei pazienti candidati a TAVI e ad altre tecniche percutanee.

Ancora troppe disuguaglianze nell’accesso alle cure

Nonostante i progressi, il numero di pazienti trattati con tecniche mininvasive resta inferiore al fabbisogno reale. Liste d’attesa e differenze regionali limitano l’accesso a procedure che potrebbero migliorare in modo significativo la prognosi e la qualità di vita. Le nuove raccomandazioni puntano a colmare questo divario, promuovendo un utilizzo più appropriato e tempestivo delle terapie disponibili, con un impatto positivo anche sull’efficienza del sistema sanitario.

Un cambio di paradigma nella cardiologia moderna

La crescente integrazione delle procedure mininvasive nel trattamento delle patologie valvolari rappresenta un cambio di paradigma. Sempre meno bisturi, sempre più approcci personalizzati e basati sulle evidenze scientifiche. L’obiettivo è garantire a ogni paziente la terapia più adatta, nel momento giusto, migliorando sopravvivenza, autonomia e qualità della vita.

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