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Il quadro nazionale delle limitazioni funzionali
E' allarme disabilità nel nostro Paese. In Italia oltre 3 milioni di persone convivono con gravi limitazioni funzionali che impediscono le attività essenziali della vita quotidiana come mangiare, lavarsi, vestirsi o assumere correttamente i farmaci. A loro si aggiungono circa 10 milioni di cittadini che presentano limitazioni non gravi ma comunque tali da ridurre partecipazione sociale e autonomia. I dati arrivano dalle più recenti rilevazioni diffuse da istituzioni nazionali e internazionali, che evidenziano come la disabilità non sia una condizione statica ma possa riguardare chiunque nel corso della vita. La giornata internazionale dedicata alle persone con disabilità richiama l’obiettivo fissato dalle Nazioni Unite: rimuovere gli ostacoli che impediscono un reale godimento dei diritti, dall’istruzione al lavoro, dall’accesso ai servizi alla piena partecipazione nella comunità.

Il significato della disabilità nella Convenzione Onu

L’articolo 1 della Convenzione delle Nazioni Unite, ratificata in Italia nel 2009, chiarisce che la disabilità nasce dall’interazione tra menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali e un ambiente pieno di barriere materiali e culturali. La discriminazione non risiede dunque nella persona, ma in un contesto che non consente pari opportunità. Questo approccio ribalta la logica assistenzialistica tradizionale e sottolinea il diritto di ciascuno a partecipare alla società con i giusti sostegni, come mobilità facilitata, accessibilità universale, progetti personalizzati e inclusione effettiva nei contesti educativi e professionali.

Il nuovo Piano di azione triennale

Il nuovo Piano di azione triennale rappresenta uno dei tasselli più attesi nel percorso di modernizzazione delle politiche italiane sulla disabilità. Il documento comprende 66 linee di intervento, strutturate in sette aree prioritarie: accessibilità, progetto di vita, salute e benessere, sicurezza inclusiva e cooperazione internazionale, inclusione lavorativa, sistemi di monitoraggio e istruzione. Il suo valore risiede nella presenza di risorse economiche individuate e nell’obbligo per tutti i ministeri coinvolti di tradurre le linee guida in atti concreti. Il Piano si integra con le riforme già avviate nel Paese, come la Legge delega e il Decreto 62, che intendono passare da un modello puramente risarcitorio a uno che riconosce la persona come titolare di diritti propri e non dipendenti dalla condizione di disabilità.

Un percorso ancora pieno di ostacoli

Nonostante gli avanzamenti normativi, la vita delle persone con disabilità rimane troppo spesso un cammino complesso. Le difficoltà si manifestano in ambiti fondamentali come lavoro, scuola, accesso ai servizi, sostegni alla vita quotidiana e contrasto alla povertà. Le associazioni che rappresentano le famiglie ricordano che la transizione verso un welfare realmente abilitante richiede collaborazione tra istituzioni, enti, territori e comunità. L’inclusione non è un concetto astratto: significa garantire continuità assistenziale, tutelare la dignità, permettere una partecipazione autentica e non formale.

La tutela delle persone sordocieche e la nuova normativa

Nel nostro Paese oltre 360 mila persone vivono condizioni di sordocecità o pluridisabilità psicosensoriale. Fino a oggi la legge richiedeva il riconoscimento separato delle due minorazioni sensoriali, con effetti discriminatori per chi sviluppava sordocecità dopo la prima infanzia. La recente approvazione del disegno di legge “Semplificazioni-bis” introduce una svolta: la sordocecità viene finalmente riconosciuta come una disabilità unica e specifica, indipendente dal momento in cui insorge. Si tratta di un avanzamento rilevante sul piano dei diritti, che dovrà però tradursi in percorsi concreti: programmi educativi adeguati, pieno accesso ai servizi e reale autodeterminazione nella vita quotidiana.

Ictus e disabilità: un’emergenza spesso nascosta

L’ictus costituisce la prima causa di disabilità nell’adulto. Migliaia di persone ogni anno, dopo essere sopravvissute alla fase acuta, affrontano difficoltà motorie, linguistiche o cognitive che impattano sulla qualità della vita. Affrontare questa condizione significa garantire sostegni continui, percorsi di riabilitazione personalizzati e accessibilità reale ai servizi territoriali. L’inclusione diventa parte integrante del recupero: tornare a lavorare, muoversi, comunicare e partecipare alla vita sociale rappresenta una componente terapeutica essenziale.

L’invecchiamento delle persone con sindrome di Down

Un secolo fa l’aspettativa di vita delle persone con sindrome di Down non superava gli undici anni. Oggi, in molti Paesi, raggiunge e supera i sessant’anni. Questa straordinaria trasformazione apre però nuove sfide: programmi di presa in carico continuativa, monitoraggi personalizzati, sostegni che accompagnino tutte le fasi della vita e prevenzione del decadimento cognitivo e fisico. Le associazioni che operano a livello nazionale richiamano alla necessità di percorsi specifici e continuativi, progettati per una popolazione che invecchia e che ha bisogni sanitari e sociali peculiari.

Oltre gli stereotipi: educare allo sguardo inclusivo

Ripensare il modo in cui la società rappresenta la disabilità è parte centrale del cambiamento culturale. Organizzazioni impegnate a livello internazionale ricordano che gli stereotipi – dal linguaggio alle immagini – influenzano profondamente integrazione, diritti e opportunità. Strumenti di sensibilizzazione come podcast, campagne culturali e programmi educativi contribuiscono a costruire uno sguardo nuovo e consapevole, capace di superare pregiudizi radicati.

Accessibilità e territorio: una mappa collettiva delle barriere: disabilità oggi nel 2025

Accessibilità e territorio: una mappa collettiva delle barriere: disabilità oggi nel 2025

L’accessibilità degli spazi urbani è un diritto sancito dalla Convenzione ONU, oltre che dalla legislazione italiana. In occasione della giornata mondiale nasce una campagna che coinvolge cittadini e associazioni nella costruzione di una mappa nazionale delle barriere architettoniche. L’obiettivo è semplice e concreto: raccogliere segnalazioni dal territorio, stimolare la progettazione dei Comuni, rendere visibile ciò che spesso resta nascosto. Superare una barriera non è un atto di cortesia: è garantire un diritto essenziale.

Visite specialistiche e prevenzione per una reale autonomia

La prevenzione rappresenta un pilastro fondamentale per ridurre il peso della disabilità nella popolazione. Per molte condizioni – dal rischio di ictus ai disturbi del neurosviluppo, dalle patologie cognitive alle limitazioni motorie progressive – è decisivo accedere a screening mirati, a valutazioni funzionali periodiche e a percorsi di presa in carico costruiti sulle esigenze del singolo. Le istituzioni promuovono programmi di prevenzione primaria e secondaria che prevedono attenzione ai fattori di rischio, monitoraggi puntuali e interventi precoci. Una valutazione tempestiva consente diagnosi accurate, piani personalizzati e un potenziamento dell’autonomia lungo tutto l’arco della vita.

Una società che rimuove gli ostacoli

Garantire diritti, accessibilità e sostegni adeguati significa costruire una società in cui la disabilità non sia sinonimo di esclusione. Le politiche in corso, le campagne culturali, le riforme legislative e la mobilitazione delle associazioni indicano una direzione precisa: mettere al centro la persona, con i suoi bisogni, le sue potenzialità e la sua piena partecipazione sociale.

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