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L’emicrania non è una condizione esclusiva dell’età adulta. Sempre più dati indicano che l’emicrania infantile e adolescenziale rappresenta un problema sanitario rilevante, spesso sottovalutato e diagnosticato in ritardo. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha aperto scenari nuovi anche sul fronte terapeutico, con farmaci mirati che promettono di ridurre in modo significativo la frequenza degli attacchi già in età pediatrica.

Un recente studio internazionale pubblicato sul New England Journal of Medicine ha mostrato come un anticorpo monoclonale possa dimezzare gli attacchi di emicrania nei bambini, segnando un passaggio importante nella gestione di una patologia che incide profondamente sulla qualità di vita di bambini e famiglie.

Quanto è diffusa l’emicrania nei bambini e negli adolescenti

Quanto è diffusa l’emicrania nei bambini e negli adolescenti

L’emicrania è uno dei disturbi neurologici più comuni in età evolutiva. Si stima che circa il 5–10% dei bambini in età scolare soffra di emicrania, percentuale che sale fino al 15–20% negli adolescenti, con una maggiore prevalenza nel sesso femminile dopo la pubertà. In età prepuberale, invece, la distribuzione tra maschi e femmine è più equilibrata.

Questi numeri indicano che in ogni classe scolastica sono presenti uno o più bambini che convivono con attacchi ricorrenti di cefalea, spesso accompagnati da nausea, vomito, sensibilità alla luce e ai rumori. L’impatto non è solo fisico, ma anche scolastico, sociale ed emotivo.

Come si manifesta l’emicrania in età pediatrica

Rispetto all’adulto, l’emicrania nel bambino può presentare caratteristiche diverse. Gli attacchi tendono a essere più brevi, talvolta bilaterali, e possono manifestarsi con sintomi gastrointestinali marcati. Nei più piccoli il dolore non sempre viene descritto come “pulsante”, rendendo più complesso il riconoscimento.

Proprio questa variabilità contribuisce a ritardi diagnostici. Non di rado l’emicrania viene confusa con disturbi visivi, problemi gastrointestinali ricorrenti o semplici “mal di testa da stress”, con il rischio di una sottovalutazione del problema.

Le cause: genetica, neurobiologia e fattori scatenanti

L’emicrania è una patologia neurobiologica complessa, con una forte componente genetica. Avere uno o entrambi i genitori emicranici aumenta significativamente il rischio di sviluppare il disturbo. A livello biologico, un ruolo centrale è svolto dal peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), coinvolto nella trasmissione del dolore e nei meccanismi di infiammazione neurovascolare.

Accanto alla predisposizione genetica, esistono numerosi fattori scatenanti, che nei bambini includono alterazioni del sonno, stress scolastico, digiuni prolungati, disidratazione, uso eccessivo di schermi e, in alcuni casi, specifici alimenti. Riconoscerli è parte integrante del percorso di cura.

Il peso dell’emicrania sulla vita quotidiana

L’emicrania infantile non è un disturbo banale. Gli attacchi frequenti possono determinare assenze scolastiche ripetute, difficoltà di concentrazione, riduzione della partecipazione alle attività sportive e sociali. Nel lungo periodo, il bambino può sviluppare ansia anticipatoria legata alla paura dell’attacco, con un impatto sul benessere psicologico.

Anche le famiglie ne risentono: la gestione degli episodi acuti, le visite ripetute e l’incertezza terapeutica contribuiscono a un carico emotivo significativo.

Nuove terapie: il ruolo degli anticorpi anti-CGRP

Negli ultimi anni, la comprensione dei meccanismi biologici dell’emicrania ha portato allo sviluppo di terapie mirate contro il CGRP. Tra queste, un anticorpo monoclonale ha mostrato risultati particolarmente promettenti anche in età pediatrica.

Lo studio internazionale SPACE, condotto su bambini e adolescenti tra i 6 e i 17 anni con emicrania episodica, ha evidenziato che dopo tre mesi di trattamento oltre la metà dei pazienti ha ottenuto una riduzione degli attacchi di almeno il 50%, senza effetti avversi rilevanti. Un risultato che fino a pochi anni fa sembrava difficilmente raggiungibile in questa fascia di età.

Il farmaco ha già ricevuto l’autorizzazione per l’uso pediatrico da parte della Food and Drug Administration, mentre è in corso il processo di valutazione per l’approvazione in Europa.

Cosa cambia rispetto alle terapie tradizionali

Fino a oggi, la prevenzione dell’emicrania nei bambini si è basata soprattutto su farmaci nati per altre indicazioni, adattati all’uso pediatrico con risultati variabili e spesso limitati da effetti collaterali. Gli anticorpi anti-CGRP rappresentano un cambio di paradigma perché agiscono su un meccanismo specifico della malattia, anziché su sistemi più generici.

Questo non significa che siano indicati per tutti, ma che ampliano in modo significativo le opzioni terapeutiche per i casi più complessi o resistenti.

Visite specialistiche e percorsi di cura

La gestione dell’emicrania infantile richiede un percorso strutturato, che parte da una valutazione clinica accurata. Le visite specialistiche consentono di distinguere l’emicrania da altre forme di cefalea, identificare eventuali segnali di allarme e impostare un piano personalizzato.

Il percorso di cura comprende prevenzione primaria, con educazione agli stili di vita (sonno regolare, idratazione, alimentazione equilibrata, gestione dello stress), e prevenzione secondaria, con terapie farmacologiche mirate quando gli attacchi sono frequenti o invalidanti. Il monitoraggio nel tempo è essenziale per adattare le strategie all’evoluzione del bambino.

Un futuro con meno dolore e più qualità di vita

Le nuove evidenze scientifiche indicano che l’emicrania infantile non deve più essere considerata un destino inevitabile da “sopportare” fino all’età adulta. L’arrivo di terapie mirate, insieme a una maggiore attenzione diagnostica, apre la strada a interventi più efficaci e precoci.

Ridurre la frequenza degli attacchi significa migliorare la qualità della vita del bambino, favorire la continuità scolastica e ridurre il rischio che l’emicrania diventi cronica in età adulta. È un cambiamento culturale e clinico che segna un passo avanti importante nella tutela della salute neurologica dei più giovani.

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