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Un singolo caso clinico può accendere un faro sui rischi di un’abitudine diffusa, quella dell'abuso di energy drink. È quello che emerge dal report pubblicato su BMJ Case Reports, in cui un uomo considerato in buona salute ha sviluppato un raro ictus talamico dopo aver consumato per anni fino a otto lattine di energy drink al giorno. La caffeina, assunta in modo massiccio e combinata con altri ingredienti stimolanti, ha provocato un picco pressorio drammatico e un quadro di deficit neurologici persistenti. L’episodio riapre il dibattito sulla sicurezza cardiovascolare di queste bevande e sulla consapevolezza, ancora troppo bassa, dei loro rischi.

Cosa è accaduto: dal consumo eccessivo all’ictus

La ricostruzione clinica ha evidenziato come l’uomo assumesse quotidianamente tra 1200 e 1300 mg di caffeina, ben oltre la soglia massima raccomandata di 400 mg. All’arrivo in ospedale la pressione era pari a 254/150 mmHg e il paziente mostrava sintomi neurologici acuti: emiparesi, difficoltà di movimento e disturbi del linguaggio. La riduzione farmacologica della pressione ha consentito un miglioramento parziale, ma i postumi neurologici sono rimasti, dimostrando come l’episodio abbia lasciato danni permanenti.

L’uomo non aveva fattori di rischio noti, né condizioni predisponenti: un dato che ha colpito il team medico e rafforzato l’ipotesi di un ruolo determinante dell’iperconsumo di energy drink nel generare ipertensione severa e vulnerabilità cerebrovascolare.

Caffeina e altri stimolanti: gli effetti sulla salute

Gli energy drink contengono concentrazioni molto elevate di caffeina, cui si aggiungono ingredienti stimolanti come taurina, guaranà e ginseng. Studi recenti confermano che tali combinazioni aumentano pressione arteriosa e frequenza cardiaca, con impatti significativi soprattutto in soggetti giovani e fisicamente attivi. La caffeina stimola il sistema nervoso simpatico, mentre zuccheri a rapido assorbimento provocano picchi metabolici che possono aggravare il quadro pressorio.

La metanalisi pubblicata nel 2023 sull’European Journal of Preventive Cardiology segnala come oltre i 400 mg di caffeina aumentino il rischio di aritmie in soggetti predisposti. Poiché pressione elevata e aritmie sono tra i principali fattori di rischio per ictus ischemici, il legame biologico è coerente con quanto osservato nel caso clinico.

Adolescenti e giovani e l'abuso di energy drink: il segmento più vulnerabile

Adolescenti e giovani e l'abuso di energy drink: il segmento più vulnerabile

Nei Paesi occidentali cresce l’accesso ai Pronto Soccorso per effetti avversi da energy drink, soprattutto tra giovani e adolescenti. In Italia, secondo dati dell’Osservatorio HBSC, il 35% di ragazzi tra 11 e 15 anni consuma energy drink almeno una volta alla settimana. La combinazione con attività fisica intensa o con alcol amplifica il rischio cardiovascolare. Il Regno Unito ha introdotto divieti volontari alla vendita ai minori; in Italia alcune società scientifiche chiedono limiti e campagne informative mirate.

Il problema è anche culturale: queste bevande vengono percepite come innocue o equivalenti a un caffè, mentre la composizione e le dosi ne fanno un prodotto completamente diverso dal punto di vista farmacologico.

Visite mediche e prevenzione: quando serve una valutazione specialistica

Chi consuma energy drink in modo abituale, soprattutto insieme a caffè o pre-workout stimolanti, dovrebbe confrontarsi con un medico per valutare la pressione arteriosa, la risposta cardiaca e l’eventuale presenza di aritmie. Una semplice misurazione della pressione e un elettrocardiogramma di base permettono di individuare alterazioni precoci. La prevenzione interessa anche soggetti giovani: ipertensione e tachiaritmie non diagnosticare possono esporre a rischi sottovalutati.

Ridurre progressivamente il consumo e monitorare eventuali sintomi (palpitazioni, mal di testa improvvisi, alterazioni visive, difficoltà nel linguaggio) aiuta a evitare complicazioni acute. L’informazione corretta è parte integrante della prevenzione.

Perché un caso isolato non va sottovalutato

Gli autori del BMJ non parlano di un nesso causale definitivo. Tuttavia chiedono maggiore regolamentazione, limiti di vendita e informazione pubblica. Non si tratta solo di prudenza: la diffusione degli energy drink tra fasce di popolazione giovane richiede una consapevolezza reale dei rischi cardiovascolari. L’episodio dimostra che un consumo ripetuto e massivo può provocare danni cerebrali permanenti anche in soggetti senza patologie pregresse. Per evitare situazioni simili è indispensabile un approccio educativo, clinico e regolatorio.

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