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Il legame tra fumo di sigaretta e malattie cardiovascolari o tumori è ben conosciuto. Molto meno noto è invece l’impatto che il tabacco ha sulle articolazioni e sul sistema immunitario. In occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, la Società Italiana di Reumatologia invita a riflettere su un rischio spesso trascurato, persino da chi si occupa di salute: il fumo è un importante fattore di rischio per numerose patologie reumatiche, in grado di aggravarne i sintomi e anticiparne l’esordio.

Infiammazione e autoanticorpi, il meccanismo nascosto

Il danno che il fumo causa a livello articolare non è solo meccanico o tossico: si tratta di un’azione profonda sul sistema immunitario. La combustione del tabacco stimola infatti una risposta infiammatoria sistemica, che a sua volta favorisce la produzione di autoanticorpi. Questi ultimi rappresentano un elemento chiave nello sviluppo di patologie autoimmuni croniche, come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, le vasculiti e l’osteoporosi.

In queste condizioni, l’organismo attacca erroneamente le proprie cellule e tessuti. Il fumo diventa quindi un acceleratore di processi patologici che colpiscono ossa, muscoli, articolazioni e vasi sanguigni.

Artrite reumatoide: rischio più alto nei fumatori

Uno degli esempi più significativi riguarda l’artrite reumatoide. Secondo le stime, il fumo è direttamente responsabile del 15-35% delle nuove diagnosi. Una percentuale che cresce fino al 50% nei soggetti con predisposizione genetica alla malattia.

Nei fumatori predisposti, l’infiammazione cronica causata dal tabacco porta alla formazione di proteine modificate chiamate citrullinate. Il sistema immunitario le riconosce come estranee e sviluppa anticorpi specifici contro di esse. Questi anticorpi rappresentano un biomarcatore precoce dell’artrite reumatoide e sono spesso presenti ben prima della comparsa dei sintomi.

Il lupus e il ruolo degli anticorpi nel danno sistemico

Un altro esempio significativo è il lupus eritematoso sistemico, malattia autoimmune che colpisce soprattutto le donne in giovane età. Anche in questo caso, il tabacco ha un ruolo documentato: il rischio di sviluppare la patologia aumenta del 50% nei fumatori. Il dato è ancora più rilevante in chi presenta già una positività agli anticorpi anti-DNA nativo, un altro marcatore specifico di malattia.

Il fumo contribuisce a rendere più aggressiva la risposta immunitaria, aumentando la probabilità di danni a livello cutaneo, articolare, renale e neurologico, peggiorando così la qualità di vita dei pazienti.

Osteoporosi e fragilità ossea indotta dal tabacco

Se il collegamento tra fumo e malattie autoimmuni è ancora poco diffuso, quello con l’osteoporosi è praticamente ignorato. Eppure, il tabacco contribuisce in modo diretto alla riduzione della massa ossea. Il meccanismo è duplice: da un lato inibisce l’assorbimento di calcio e vitamina D, dall’altro stimola processi infiammatori che accelerano il riassorbimento osseo.

Il risultato è una maggiore fragilità dello scheletro, un rischio aumentato di fratture e un peggioramento dell’equilibrio tra formazione e distruzione ossea, già compromesso in molte condizioni reumatologiche.

Psoriasi, vasculiti e infiammazione persistente

Anche l’artropatia psoriasica, forma infiammatoria cronica delle articolazioni che colpisce alcuni pazienti con psoriasi, risente negativamente del fumo. Il tabacco aggrava i sintomi, rende meno efficaci le terapie biologiche e peggiora il decorso clinico della malattia. Lo stesso vale per alcune forme di vasculite, infiammazioni dei vasi sanguigni che possono compromettere gravemente organi interni e tessuti periferici.

La costante esposizione a sostanze pro-infiammatorie contenute nel fumo di sigaretta agisce come detonatore per queste malattie, rendendo più difficile la gestione clinica e aumentando il rischio di complicanze gravi.

Sistema immunitario alterato e danni prolungati: il fumo non perdona

Sistema immunitario alterato e danni prolungati: il fumo non perdona

Gli effetti del fumo sul sistema immunitario non si limitano alla fase acuta. Anche dopo aver smesso di fumare, le alterazioni indotte possono persistere per anni, mantenendo attiva una condizione infiammatoria cronica. Ciò significa che i benefici della cessazione sono reali, ma richiedono tempo per manifestarsi completamente.

Il fumo agisce come una lente d’ingrandimento sulle disfunzioni già presenti, amplificandole. È un rischio silenzioso ma costante, che merita un’attenzione specifica da parte dei medici.

I reumatologi e la necessità di protocolli per smettere

Eppure, nonostante l’evidenza crescente, solo il 65% dei reumatologi oggi fornisce indicazioni concrete ai pazienti per smettere di fumare. Una percentuale ancora troppo bassa, che indica una lacuna nella presa in carico globale delle persone con patologie reumatiche.

Secondo gli esperti, i centri di reumatologia dovrebbero includere programmi strutturati per la cessazione del fumo all’interno della loro strategia terapeutica. Non come consiglio accessorio, ma come parte integrante della cura.

Una strategia integrata contro il tabacco

Combattere il fumo in reumatologia significa prevenire l’aggravarsi di malattie croniche e migliorare la risposta alle terapie. Significa anche evitare l’insorgenza di patologie autoimmuni in soggetti predisposti. È quindi necessario sviluppare una strategia integrata, basata su educazione, supporto psicologico, terapie sostitutive e follow-up.

I pazienti devono essere informati non solo dei rischi oncologici o cardiovascolari del fumo, ma anche delle conseguenze dirette sulle articolazioni e sulle ossa. Solo in questo modo è possibile ridurre l’impatto della dipendenza da tabacco sulla salute reumatologica.

Più consapevolezza e prevenzione

Il tabacco non è solo un nemico dei polmoni, ma un fattore attivo nella progressione di molte malattie infiammatorie croniche. Nella reumatologia, rappresenta un bersaglio ancora troppo trascurato. Serve una maggiore consapevolezza tra medici e pazienti, e protocolli clinici che affrontino il problema alla radice. Smettere di fumare può significare meno dolore, meno infiammazione e una qualità di vita decisamente migliore.

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