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Fumo e salute: a che punto è la battaglia per la prevenzione? A quasi un anno dalla pubblicazione delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (luglio 2024) sulla cessazione del fumo, permane una criticità rilevante: l’assenza di strategie che includano la riduzione del danno. Questo approccio, basato su solide evidenze scientifiche, continua a essere ignorato nelle raccomandazioni ufficiali dell’Oms, lasciando fuori dal quadro strumenti ormai validati dalla letteratura.

Riduzione del danno: una terza via

L’osservatorio Mohre, attivo nel campo della medicina e della riduzione del rischio, sottolinea la necessità di un cambio di paradigma. Attualmente, l’Oms propone una visione dicotomica: o si smette di fumare, o si continua. In mezzo, però, esistono soluzioni realistiche, come i prodotti a rischio ridotto — ad esempio le sigarette elettroniche — che hanno dimostrato una certa efficacia nel supportare i fumatori nella transizione o nella cessazione, secondo le revisioni Cochrane pubblicate dal 2022 al 2024.

No Tobacco May: un mese intero di consapevolezza

In vista della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, Mohre rilancia con una proposta concreta: trasformare l’attuale No Tobacco Day in un intero mese di sensibilizzazione, il No Tobacco May. L’obiettivo è quello di ampliare la portata del messaggio, spostando il focus dalla sola astinenza alla consapevolezza sulle alternative e sui percorsi personalizzati per la riduzione del rischio.

La nicotina e la sua efficacia nella cessazione

Una delle contraddizioni evidenziate dagli esperti riguarda la posizione stessa dell’Oms sulla nicotina. L’organizzazione, infatti, riconosce la nicotina come il principio attivo più efficace nei trattamenti per la cessazione tabagica. Tuttavia, si rifiuta di inserire nelle proprie linee guida l’uso regolato di prodotti alternativi che forniscono nicotina in modo meno dannoso rispetto alla combustione tradizionale.

Fumo e salute: un’opportunità persa per la salute pubblica

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Con oltre 1,25 miliardi di fumatori nel mondo e circa il 60% di essi interessato a smettere, la mancata integrazione delle opzioni di riduzione del rischio rappresenta una grave lacuna. Soprattutto considerando che circa il 70% dei fumatori non ha accesso a servizi di cessazione efficaci. Ignorare le alternative potenzialmente valide si traduce, secondo Mohre, in un’occasione mancata per incidere davvero sulla salute globale.

Evidenze ignorate e approccio superato

Le raccomandazioni dell’Oms sembrano oggi già superate rispetto al panorama scientifico attuale. L'approccio adottato finora resta ancorato a schemi tradizionali che non tengono conto del cambiamento delle abitudini, delle tecnologie e della crescente mole di studi clinici che supportano soluzioni ibride e graduali. L’osservatorio insiste: è il momento di riconoscere la pluralità dei percorsi di cessazione e rendere le strategie antifumo più inclusive e scientificamente aggiornate.

Visite specialistiche mirate e prevenzione

Chi desidera intraprendere un percorso per smettere di fumare o ridurre i danni del tabacco può trarre grande beneficio da consulenze specialistiche. Medici pneumologi, cardiologi e centri antifumo possono offrire supporto personalizzato, valutazioni cliniche dettagliate e strategie su misura. In presenza di sintomi respiratori persistenti, tosse cronica, fiato corto o sensazione di oppressione toracica, è fondamentale rivolgersi a uno specialista. La diagnosi precoce di patologie legate al fumo — come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) o i primi segni di danni cardiovascolari — è decisiva per intervenire tempestivamente.

L’appello alla comunità scientifica e ai decisori

Mohre invita l’Oms e gli organi competenti a rivedere le attuali linee guida includendo anche i prodotti a rischio ridotto nel quadro delle strategie disponibili. L’obiettivo non è sostituire la cessazione completa come traguardo ideale, ma offrire alternative validate per i milioni di fumatori che, pur motivati, non riescono a smettere. La strada della riduzione del danno, secondo gli esperti, è percorribile, realistica e già sostenuta da molte evidenze.

Evolvere le strategie per salvare vite

L’evoluzione del contesto scientifico e sociale impone una riconsiderazione delle politiche di salute pubblica. Restare ancorati a visioni obsolete significa rinunciare a salvare vite che potrebbero essere aiutate anche con percorsi diversi, ma comunque efficaci. È il momento di uscire dalla rigidità ideologica e costruire un approccio alla lotta al fumo che sia realmente basato sull’evidenza, sull’inclusione terapeutica e sull’ascolto dei bisogni reali dei cittadini.

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