{{brizy_dc_image_alt entityId=

Un recente studio internazionale ha messo in luce come il grasso profondo addominale – quello che circonda organi come stomaco, fegato e intestino – rappresenti un pericolo concreto per il cuore, accelerandone l’invecchiamento.

La medicina e i suoi costanti aggiornamenti portano con sé nuove evidenze sul ruolo del grasso corporeo e sul suo impatto sulla salute cardiovascolare. Non è soltanto la quantità di chili in eccesso a fare la differenza, ma soprattutto la localizzazione del tessuto adiposo.

Al contrario, una distribuzione del peso che interessa soprattutto fianchi e cosce, la cosiddetta “figura a pera”, appare avere un ruolo protettivo, soprattutto nelle donne in età fertile.

Il grasso viscerale e l’invecchiamento del cuore

Il grasso addominale non sempre è visibile dall’esterno, ma può accumularsi in profondità e alterare il funzionamento degli organi interni. L’analisi dei dati di migliaia di persone ha mostrato che chi presenta un eccesso di adipe viscerale ha un cuore più “vecchio” della propria età anagrafica, con tessuti irrigiditi, processi infiammatori diffusi e biomarcatori di infiammazione elevati nel sangue.

Negli uomini, la “pancetta” si conferma un segnale d’allarme per la salute cardiovascolare. Nelle donne, invece, il grasso distribuito su fianchi e cosce non mostra lo stesso rischio: al contrario, sembra agire da fattore protettivo, probabilmente grazie anche all’azione degli estrogeni prima della menopausa.

Perché l’indice di massa corporea non basta

Lo studio ha anche chiarito che il semplice calcolo del Bmi (indice di massa corporea) non è uno strumento sufficiente per stimare il rischio cardiovascolare. Due persone con lo stesso Bmi possono avere rischi molto diversi, a seconda che il grasso sia concentrato nell’addome o distribuito in altre aree del corpo. Per questo motivo diventa essenziale spostare l’attenzione non solo sul peso complessivo, ma anche sulla distribuzione del grasso.

Prevenzione: alimentazione e stile di vita

Contrastare l’accumulo di grasso viscerale significa adottare uno stile di vita sano. Una dieta equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e grassi buoni, riduce il rischio di infiammazione e accumulo di adipe profondo. Altrettanto importante è il ruolo dell’attività fisica: anche una camminata veloce quotidiana contribuisce a mantenere sotto controllo il peso e, soprattutto, la salute del cuore.

Un altro fattore chiave è la riduzione dello stress e il rispetto dei cicli sonno-veglia: squilibri ormonali legati a cattive abitudini possono infatti favorire l’accumulo di grasso addominale.

Visite specialistiche e controlli consigliati: il grasso nemico numero uno del cuore

Visite specialistiche e controlli consigliati: il grasso nemico numero uno del cuore

Per valutare correttamente i rischi legati al grasso viscerale è utile affidarsi a visite specialistiche cardiologiche periodiche. In base all’età e ai fattori di rischio, lo specialista può prescrivere esami specifici: elettrocardiogramma, ecocardiogramma, test da sforzo o analisi di laboratorio per monitorare colesterolo, trigliceridi e marcatori infiammatori.

Nei casi in cui ci sia sospetto di accumulo di grasso viscerale importante, possono essere indicati esami di imaging come ecografia o risonanza magnetica per valutare la distribuzione del tessuto adiposo. Un controllo regolare, soprattutto dopo i 40 anni, rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione.

Un cuore più giovane con scelte consapevoli

La ricerca conferma che non basta “pesarsi” per sapere se si è a rischio. È la qualità del tessuto adiposo e la sua posizione a incidere davvero sulla salute cardiovascolare. La buona notizia è che molto può essere fatto attraverso uno stile di vita sano, la corretta alimentazione, l’attività fisica e controlli specialistici mirati.

Prendersi cura del proprio cuore significa quindi agire prima che i danni diventino irreversibili: conoscere il proprio corpo e adottare scelte consapevoli permette di mantenere un cuore giovane più a lungo.

{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Obesi e Claustrofobici


{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Nobiliore


{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Tiburtina


{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Nobiliore Donna


{{brizy_dc_image_alt entityId=
Tirzepatide, lo studio SURPASS-CVOT apre nuove prospettive nella cura del diabete di tipo 2
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Tumori, oltre il 30% trattabile con terapie mirate grazie ai biomarcatori. Ma serve una rete nazionale di Molecular Tumor Board
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Traumi sportivi: come prevenirli e gestirli al meglio
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Medicina sportiva: alla scoperta del morbo di Haglund, il tallone d’Achille degli sportivi
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Aprile, il mese della prevenzione per i tumori testa-collo
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Obesità infantile, giù del 33% grazie al progetto Healthy Habits a scuola
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Attualità Sanitaria, il Sindacato degli infermieri Nursing Up: “La FNOPI si autocelebra, i professionisti affondano. E la politica ringrazia”.
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Diverticoli e alimentazione: quali cibi scegliere e quali limitare
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Aggressioni sul lavoro: il settore sanitario resta il più colpito
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Settimana mondiale per la riduzione del sale 2025: obiettivo meno di 5 grammi al giorno per proteggere cuore e salute
Torna in alto