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Cresce il rischio di pericolosa esposizione accidentale al cloro: è legato all’aumento delle temperature e naturalmente alla riapertura delle piscine, sia private che pubbliche. Il cloro è una sostanza comunemente utilizzata per la disinfezione dell’acqua, ma che, in concentrazioni elevate o in ambienti chiusi, può diventare estremamente deleteria per la salute. I casi di intossicazione da cloro non sono così rari come si potrebbe pensare e richiedono un intervento tempestivo.

Cosa può causare l’intossicazione da cloro

Il cloro impiegato nelle piscine viene generalmente introdotto in forma di composti chimici come ipoclorito di sodio o acido tricloroisocianurico. Queste sostanze, se non correttamente dosate o mescolate con altri prodotti (come i correttori di pH), possono liberare gas irritanti e corrosivi, responsabili di gravi reazioni respiratorie e cutanee.

L’odore forte e pungente, che spesso viene erroneamente associato a una piscina ben pulita, può invece essere un segnale di concentrazioni eccessive. L’esposizione può avvenire per inalazione dei vapori, per contatto diretto con la pelle o per ingestione accidentale dell’acqua contaminata.

I sintomi da non sottovalutare

Le manifestazioni cliniche dell’intossicazione da cloro possono essere più o meno gravi a seconda del tempo di esposizione e della quantità di sostanza assorbita. Tra i sintomi più frequenti si segnalano:

– bruciore agli occhi e arrossamenti oculari
– tosse persistente e irritazione alla gola
– difficoltà respiratorie, dispnea, broncospasmo
– nausea, vomito e dolore addominale
– sensazione di debolezza, mal di testa, ipossia
– sangue nelle feci in caso di ingestione

Nei casi più gravi o prolungati nel tempo, possono verificarsi anche insufficienza renale, alterazioni dell’equilibrio acido-base, edema polmonare e danni neurologici.

Quando l’intossicazione colpisce i bambini

I soggetti più vulnerabili sono senza dubbio i bambini e le persone fragili. Nei più piccoli, anche una breve esposizione può provocare crisi respiratorie acute, ustioni alle vie aeree e sintomi gastrointestinali importanti. In questi casi è fondamentale non perdere tempo e intervenire immediatamente con l’assistenza medica.

Come comportarsi in caso di sospetta esposizione al cloro

Come comportarsi in caso di sospetta esposizione al cloro

Il primo passo è allontanare immediatamente la persona colpita dall’ambiente contaminato e portarla in un luogo ben ventilato. Se ci sono stati contatti con pelle o occhi, è utile effettuare un lavaggio con acqua corrente abbondante. Se l’ingestione è stata confermata, si può somministrare acqua o latte solo se la persona è cosciente e non vomita.

In presenza di difficoltà respiratorie, agitazione, confusione o vomito persistente, chiamare subito il 112 o rivolgersi al più vicino Centro Antiveleni. Evitare l’uso di rimedi fai-da-te o l’assunzione di farmaci senza indicazione medica.

Cosa accade una volta in ospedale

Il trattamento ospedaliero prevede generalmente esami di controllo come radiografie, endoscopie o broncoscopie per valutare i danni alle vie respiratorie. La terapia può includere la somministrazione di ossigeno, cortisonici, fluidi per via endovenosa e, nei casi più critici, il ricorso alla ventilazione assistita.

Non esistono antidoti specifici per il cloro, ma la terapia sintomatica si è dimostrata efficace nella maggior parte dei casi, soprattutto se iniziata precocemente. Anche le situazioni più gravi possono essere gestite se trattate con rapidità e competenza.

Perché il cloro può essere davvero pericoloso

È importante chiarire che il cloro di per sé non è un veleno. In piccole dosi è già presente nel nostro corpo, dove partecipa all’equilibrio idrosalino e ad altri processi fisiologici. Tuttavia, le formulazioni chimiche usate per la disinfezione delle piscine sono estremamente concentrate, e se non manipolate correttamente, possono generare sostanze gassose molto tossiche.

Una delle combinazioni più pericolose è quella con i correttori di acidità (come l’acido muriatico), che può produrre cloro gassoso, un composto particolarmente nocivo per le vie aeree. Anche pochi minuti di esposizione sono sufficienti a provocare irritazioni, tosse con sangue, edema polmonare e disturbi a lungo termine.

Visite specialistiche mirate e prevenzione

Se si frequenta spesso una piscina o si lavora in ambienti dove si maneggiano disinfettanti chimici, è consigliabile effettuare visite pneumologiche e otorinolaringoiatriche periodiche, soprattutto in caso di sintomi come tosse ricorrente, bruciore oculare o difficoltà respiratorie. Anche una valutazione tossicologica può essere utile in caso di esposizioni ripetute o incidenti passati.

La prevenzione passa da una gestione attenta e consapevole dei prodotti chimici, evitando miscelazioni non autorizzate e controllando regolarmente la concentrazione di cloro nelle piscine. È fondamentale che chi gestisce gli impianti segua corsi specifici di formazione e adotti tutte le misure di sicurezza previste dalla normativa.

Quando è necessario sospettare un'intossicazione

Odore pungente, acqua che cambia colore, irritazione immediata agli occhi o sensazione di bruciore sono segnali che non devono essere ignorati. Se dopo un bagno in piscina compaiono sintomi anche lievi ma persistenti, è bene monitorare l’evoluzione e consultare un medico per evitare complicazioni.

In sintesi

L’intossicazione da cloro è un fenomeno tutt’altro che raro nei mesi estivi e può avere conseguenze gravi se sottovalutato. L’informazione e la rapidità d’azione rappresentano gli strumenti principali per contenere i rischi. Conoscere i sintomi, sapere come intervenire e adottare buone pratiche di prevenzione può fare davvero la differenza.

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