L’autunno è appena iniziato, ma i primi casi di influenza sono già stati segnalati in Italia. Le previsioni per la stagione 2025-2026 non lasciano spazio a ottimismo: si stimano tra i 15 e i 16 milioni di contagi, un impatto superiore rispetto allo scorso anno.
Le varianti A/H3N2 e B/Victoria sono indicate come le principali responsabili della diffusione del virus, grazie alla loro capacità di eludere parzialmente le difese immunitarie. A complicare il quadro, la circolazione concomitante di Covid-19 e virus respiratorio sinciziale (RSV), che aumenta il rischio di sovrapposizioni e complicanze, soprattutto nei soggetti più vulnerabili.
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Vaccinazione stagionale, la strategia centrale
La campagna vaccinale è già partita in diverse Regioni italiane, con priorità a anziani, persone fragili, donne in gravidanza, caregiver e operatori sanitari. La raccomandazione delle istituzioni sanitarie è di non attendere l’inverno inoltrato: vaccinarsi entro novembre permette infatti di arrivare protetti al picco di circolazione del virus, previsto tra dicembre e gennaio.
La vaccinazione non solo riduce il rischio di ammalarsi, ma soprattutto abbassa la probabilità di forme gravi e ricoveri. È una protezione fondamentale per chi convive con patologie croniche, ma anche per i bambini e i più giovani, spesso principali veicoli di diffusione del virus nelle famiglie e nelle scuole.
Sintomi e diagnosi differenziale
L’influenza si manifesta con febbre alta, tosse secca, dolori muscolari, mal di testa e marcata spossatezza. Tuttavia, la sintomatologia può facilmente sovrapporsi a quella del Covid-19 e di altre infezioni respiratorie.
Per questo, in caso di sintomi, è raccomandato effettuare un tampone diagnostico prima di procedere con la vaccinazione. In caso di positività al Covid-19, l’immunizzazione anti-influenzale va solo posticipata: non esiste alcuna controindicazione definitiva, ma è importante attendere la guarigione clinica prima di vaccinarsi.
Protezione dei bambini e dei più fragili: l'influenza 2025 è un nemico da tenere a bada

La tutela dei più piccoli è un obiettivo prioritario. Sono oggi disponibili opzioni vaccinali già dai 6 mesi di vita, che permettono di proteggere bambini e adolescenti, riducendo anche la diffusione del virus nelle comunità scolastiche.
Parallelamente, per chi soffre di malattie respiratorie croniche come asma e Bpco, la vaccinazione contro influenza, pneumococco, Covid e RSV è considerata parte integrante della gestione clinica. Ogni anno l’influenza causa fino a 10.000 decessi, in gran parte tra anziani e pazienti fragili: numeri che sottolineano quanto sia urgente la prevenzione.
Il ruolo delle visite e della prevenzione mirata
Oltre alla vaccinazione, la prevenzione passa attraverso semplici accorgimenti quotidiani e una corretta sorveglianza clinica. Visite specialistiche regolari sono raccomandate per chi presenta condizioni croniche, in particolare bambini, anziani e soggetti fragili e immunodepressi al fine di monitorare la stabilità respiratoria e valutare eventuali complicanze precoci.
Comportamenti come rimanere a casa in caso di sintomi, indossare la mascherina in ambienti chiusi, curare l’igiene delle mani e ridurre i contatti a rischio restano strumenti validi per contenere i contagi. Sono azioni di responsabilità verso sé stessi e verso la comunità, che contribuiscono a ridurre la pressione su pronto soccorso e ospedali nei mesi più critici.
Una stagione che richiede prudenza
La stagione influenzale 2025-2026 si prospetta più intensa della precedente, con un virus aggressivo e un contesto aggravato dalla circolazione di altri patogeni respiratori. La chiave per affrontarla è un mix di vaccinazione tempestiva, sorveglianza clinica e comportamenti responsabili.
Proteggere anziani, fragili e bambini significa proteggere l’intera comunità. Il vaccino resta la difesa più efficace per ridurre complicanze e decessi: scegliere di vaccinarsi entro novembre è il passo più importante per arrivare preparati ai mesi più duri dell’inverno.


















