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Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2022 le malattie cardiovascolari hanno rappresentato il 32,4% di tutti i decessi registrati nell’Unione europea. Si tratta di un gruppo ampio di patologie che include infarti, malattie ischemiche del cuore, malattie ipertensive e problemi della circolazione polmonare. Nella maggior parte delle regioni europee queste patologie restano la prima causa di morte, confermando l’urgenza di interventi strutturali di prevenzione e cura.

Grandi differenze tra regioni europee

L’impatto delle malattie cardiovascolari varia in modo significativo da un territorio all’altro. Nelle regioni di Bulgaria e Romania la quota di decessi supera il 50% del totale, con picchi del 66,2% in Yuzhen tsentralen e del 65,1% in Sud-Vest Oltenia. Anche in Lituania, Lettonia e in alcune aree dell’Ungheria la metà delle morti è attribuibile a problemi cardiaci o vascolari. All’estremo opposto, in Francia si registrano i valori più bassi: nella regione capitale dell’Île-de-France le malattie del cuore causano il 18,9% dei decessi, mentre in Provenza-Alpi-Costa Azzurra la quota scende al 18,7%.

Un quadro che interpella la sanità pubblica

Queste disparità geografiche mettono in evidenza il legame tra fattori socioeconomici, organizzazione dei sistemi sanitari e diffusione dei comportamenti a rischio. Paesi con più risorse, programmi di prevenzione consolidati e accesso facilitato a screening e cure specialistiche mostrano tassi di mortalità più bassi. Al contrario, dove l’offerta sanitaria è frammentata e gli stili di vita non sono monitorati con continuità, il peso delle malattie circolatorie resta elevatissimo.

Fattori di rischio modificabili

Le principali cause di malattie cardiovascolari sono note e, in gran parte, modificabili. Fumo di tabacco, dieta squilibrata con eccesso di sale, zuccheri e grassi, consumo elevato di alcol, scarsa attività fisica e sovrappeso sono tra i fattori comportamentali più rilevanti. A questi si aggiungono condizioni cliniche come ipertensione, diabete e dislipidemie, spesso non diagnosticate o non trattate adeguatamente. L’invecchiamento della popolazione europea rappresenta un ulteriore elemento che amplifica il fenomeno, rendendo cruciale un approccio integrato alla prevenzione.

Visite specialistiche e prevenzione

Gli esperti ricordano che la prevenzione si articola su più livelli. La prevenzione primaria riguarda i comportamenti quotidiani: alimentazione equilibrata, abolizione del fumo, controllo del peso corporeo, attività fisica regolare. Ma altrettanto importante è la prevenzione secondaria, affidata a visite specialistiche e controlli periodici. La misurazione della pressione arteriosa, la valutazione del colesterolo e della glicemia, gli esami strumentali in caso di sintomi sospetti e lo screening mirato nelle persone a rischio sono strumenti essenziali per individuare precocemente le patologie cardiovascolari e intervenire in tempo. Senza questa rete di controlli il rischio di eventi acuti come infarto e ictus resta elevato, con conseguenze gravi per la salute e per i costi sanitari.

L’Europa e la sfida del cuore

I dati Eurostat richiamano le istituzioni a rafforzare le strategie di contrasto alle malattie cardiovascolari. Le differenze territoriali dimostrano che non basta migliorare le cure d’emergenza: occorre un investimento strutturale in prevenzione, educazione sanitaria e accesso equo ai servizi. Promuovere campagne di sensibilizzazione, garantire programmi di screening uniformi, ridurre le barriere socioeconomiche sono obiettivi fondamentali per abbassare il peso delle malattie del cuore in tutto il continente.

Malattie cardiovascolari: priorità per la salute pubblica

Malattie cardiovascolari: priorità per la salute pubblica

La sfida contro le malattie cardiovascolari resta aperta e riguarda non solo i sistemi sanitari ma anche le comunità e i singoli cittadini. Le politiche di prevenzione devono integrarsi con scelte di vita consapevoli. I dati confermano che i margini di miglioramento sono ampi: ridurre anche solo una parte dei fattori di rischio può tradursi in migliaia di vite salvate ogni anno. Investire oggi in prevenzione significa alleggerire domani il carico di mortalità, disabilità e costi sociali legati al cuore e alla circolazione.

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