Intervista alla Dottoressa Francesca Conway, la ginecologa che porta ricerca, clinica ed epidemiologia globale al servizio della salute femminile

In questo articolo approfondiamo il tema, sempre più centrale, del microbiota vaginale e dell’importanza di percorsi diagnostici personalizzati per la prevenzione.
Lo facciamo intervistando la Dottoressa Francesca Conway, una delle giovani specialiste italiane più attente all’integrazione tra medicina clinica, diagnostica avanzata e ricerca internazionale. Con una formazione multidisciplinare che unisce ginecologia, medicina materno-fetale ed epidemiologia riproduttiva maturata tra Roma, Torino e la London School of Hygiene & Tropical Medicine, oggi affianca alla pratica clinica un ruolo attivo in progetti OMS nei Paesi a basse risorse.
Contenuti dell'articolo
Focus clinico con la dott.ssa Francesca Conway
1. Oggi si parla molto di microbiota. Perché quello vaginale è considerato un “pilastro” della salute femminile?
Il microbiota vaginale rappresenta la prima barriera difensiva dell’organismo femminile. È costituito principalmente dai Lattobacilli, che producono acido lattico e mantengono un pH basso, creando un ambiente sfavorevole per microrganismi patogeni. Il suo equilibrio è fondamentale non solo per prevenire infezioni acute come vaginosi o candida, ma anche per modulare l’infiammazione locale e proteggere la fertilità e la salute riproduttiva complessiva.
2. Quanto incidono i Lattobacilli sul benessere ginecologico e perché la loro assenza rende le terapie antibiotiche spesso inefficaci?
I Lattobacilli svolgono un ruolo cruciale nel mantenere l’equilibrio microbico e un ambiente acido protettivo. Quando mancano o sono ridotti, i patogeni trovano terreno fertile per proliferare. In questi casi, le terapie antibiotiche possono risultare inefficaci o temporanee, perché curano l’infezione senza ristabilire il microbiota, favorendo recidive e resistenze batteriche.
3. Nel documento si parla molto di pH. Quanto è importante monitorarlo e cosa può indicare un pH alterato anche in assenza di sintomi?
Il pH vaginale è un indicatore diretto della salute del microbiota. Un pH superiore a 4,5 segnala uno squilibrio, anche se la donna non presenta sintomi. Monitorarlo consente di intervenire precocemente, prevenendo infezioni ricorrenti, infiammazioni e altre complicanze ginecologiche.
4. Le infezioni vaginali ricorrenti sono uno dei problemi più diffusi. Lo squilibrio del microbiota è davvero la causa principale delle recidive?
Sì, numerosi studi evidenziano che la maggior parte delle recidive è legata a una disbiosi vaginale, cioè a un’alterazione della composizione microbica. Senza ripristinare i Lattobacilli e l’equilibrio acido, le infezioni tendono a ripresentarsi, rendendo inefficace un approccio basato esclusivamente sull’antibiotico o sull’antimicotico.
5. Molte donne ricorrono ad antibiotici ripetuti. Quanto questa abitudine può peggiorare la situazione se non si valuta prima la presenza dei Lattobacilli?
L’uso ripetuto di antibiotici può distruggere anche i batteri “buoni”, peggiorando lo squilibrio del microbiota. Se non viene valutata la presenza dei Lattobacilli, la terapia può diventare inefficace e favorire recidive, oltre a promuovere resistenze e alterazioni della flora intestinale e vaginale.
6. Il pacchetto “premium” analizza quattro specie specifiche di Lattobacilli. Perché è importante distinguerle e cosa ci dicono sul profilo di rischio della paziente?
Il pacchetto premium analizza le specie L. crispatus, L. gasseri, L. iners e L. jensenii, ognuna con caratteristiche differenti. Ad esempio, L. crispatus è associata a un microbiota stabile e protettivo, mentre L. iners può essere presente anche in condizioni di squilibrio. Conoscere la composizione specifica permette di valutare il rischio di recidive o infezioni, personalizzare strategie preventive e decidere se integrare probiotici mirati o altri interventi per ristabilire un microbiota sano.
7. Il microbiota può essere influenzato da stili di vita, stress, ormoni o fattori esterni come detergenti e abitudini intime?
Assolutamente sì. Stress, dieta, esercizio fisico, uso di contraccettivi ormonali, detergenti aggressivi, lavaggi interni frequenti e rapporti sessuali non protetti possono modificare la composizione del microbiota, alterando il pH e favorendo disbiosi o infezioni.
8. Che ruolo hanno i probiotici vaginali e quando diventano realmente utili per ristabilire un microbiota sano?
I probiotici vaginali rappresentano un supporto mirato per ripristinare la flora batterica “buona”. Sono particolarmente utili dopo terapie antibiotiche o in presenza di squilibri documentati, ma la loro efficacia dipende dalla scelta delle specie più adatte e dalla personalizzazione del trattamento.
9. Quanto è rilevante introdurre percorsi diagnostici personalizzati che evitino trattamenti inutili e aiutino le donne a prevenire prima di curare?
I percorsi diagnostici personalizzati permettono di identificare precocemente squilibri microbici, riducendo l’uso indiscriminato di farmaci e migliorando la prevenzione. Questo approccio aumenta l’efficacia delle terapie, riduce recidive e favorisce un benessere intimo costante, spostando la medicina da un modello “curativo” a uno “preventivo”.
10. Guardando al futuro: quali saranno i prossimi passi della diagnostica e della medicina preventiva sul microbiota vaginale?
Il futuro punta a un’analisi sempre più approfondita e personalizzata, con tecniche molecolari avanzate per identificare specie e sottospecie batteriche, valutare la funzionalità del microbiota e prevedere il rischio di infezioni. Si prospetta anche l’integrazione con strumenti digitali di monitoraggio, programmi di prevenzione mirata e terapie personalizzate per promuovere un equilibrio duraturo e sostenibile.
📌 Chi è la Dottoressa Francesca Conway

Medico chirurgo specializzato in Ginecologia e Ostetricia, si è formata presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, dove ha conseguito la specializzazione con lode nel 2019.
Nel 2020 ha completato con il massimo dei voti un master in Medicina Materno-Fetale presso l’Università di Torino, approfondendo fisiopatologia materno-fetale e tecniche avanzate di diagnostica ecografica.
Nel 2021 ha ottenuto il Master of Science (MSc) in Epidemiologia Riproduttiva presso la London School of Hygiene & Tropical Medicine, consolidando competenze nella ricerca in salute riproduttiva e salute femminile.
Esperta in ecografia ginecologica, con particolare attenzione al dolore pelvico cronico e all’endometriosi, integra alla pratica clinica un’intensa attività di ricerca internazionale.
Dal 2022 collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanità in progetti di ricerca in Etiopia, Nigeria, Bangladesh e Pakistan, con focus sulla prevenzione del parto pretermine e sulla riduzione della mortalità neonatale nei Paesi a basse risorse.
La sua formazione multidisciplinare — clinica, epidemiologica e globale — la porta a contribuire allo sviluppo di pratiche sanitarie basate sull’evidenza, mirate a migliorare la salute materna e riproduttiva in contesti diversi.
















