La mielofibrosi è una rara malattia del sangue appartenente al gruppo delle neoplasie mieloproliferative croniche. È caratterizzata da una progressiva fibrosi del midollo osseo, che porta a una ridotta produzione di cellule del sangue. Questa condizione compromette la normale funzionalità ematopoietica e può avere un impatto significativo sulla vita quotidiana dei pazienti.
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Incidenza e chi colpisce
Secondo i dati europei, la mielofibrosi presenta una prevalenza di circa 2,7 casi ogni 100mila abitanti. In Italia vengono diagnosticati circa 350 nuovi casi all’anno. La malattia si manifesta soprattutto in età avanzata, con un’età mediana alla diagnosi intorno ai 65 anni. Non mostra differenze sostanziali tra uomini e donne, anche se alcuni studi segnalano una lieve prevalenza maschile.
Sintomi principali e qualità della vita
I sintomi della mielofibrosi variano molto da paziente a paziente. Tra i più comuni vi sono stanchezza intensa, dolori ossei, anemia, perdita di peso, sudorazioni notturne, febbre e una marcata splenomegalia, cioè l’ingrossamento della milza. Questi disturbi possono compromettere in modo serio la qualità della vita, riducendo la capacità di svolgere attività quotidiane e aumentando il bisogno di supporto da parte dei caregiver. Anche il benessere psicologico è spesso messo alla prova, rendendo necessario un approccio di cura che includa sostegno psicologico continuativo.
Prevenzione ed esami diagnostici per individuare e combattere la mielofibrosi

Non esistono misure preventive specifiche per la mielofibrosi, trattandosi di una patologia a insorgenza spontanea legata a mutazioni genetiche acquisite. Tuttavia, una diagnosi precoce può migliorare la gestione clinica. Gli esami fondamentali sono l’emocromo completo, la biopsia osteomidollare e i test molecolari che identificano mutazioni genetiche come JAK2, CALR e MPL. In aggiunta, l’ecografia addominale consente di monitorare le dimensioni della milza e valutare le complicanze.
Percorso terapeutico e prospettive
Le terapie per la mielofibrosi hanno l’obiettivo di ridurre i sintomi, migliorare la qualità della vita e rallentare la progressione della malattia. Oltre ai trattamenti farmacologici innovativi che agiscono sui meccanismi molecolari, restano fondamentali il supporto trasfusionale e la gestione delle complicanze. Nei pazienti più giovani e in buone condizioni generali può essere presa in considerazione la possibilità del trapianto di cellule staminali, l’unica strategia potenzialmente curativa, anche se riservata a una minoranza di casi.
Il valore del "Libro Bianco"
Durante il Mese dei Tumori del sangue è stato presentato a Roma il progetto “Uniti per la mielofibrosi”, che ha portato alla realizzazione di un Libro Bianco e di un Manifesto firmato dalle associazioni dei pazienti. I documenti evidenziano i bisogni prioritari: accesso equo alle cure, personalizzazione delle terapie, supporto psicologico, sostegno ai caregiver, informazione e formazione. L’appello lanciato alle istituzioni è chiaro: serve una presa in carico continua, integrata e vicina ai territori, con reti cliniche più forti e percorsi diagnostico-terapeutici attivi su scala nazionale.
Visite specialistiche e presa in carico
Chi riceve una diagnosi di mielofibrosi deve intraprendere un percorso di monitoraggio costante con specialisti ematologi. Le visite periodiche, associate a controlli ematologici e strumentali, consentono di adeguare le terapie, prevenire complicanze e garantire un approccio più personalizzato. Una gestione integrata tra centri specialistici e servizi territoriali è considerata oggi uno degli strumenti più efficaci per migliorare la vita dei pazienti e delle loro famiglie.


















