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Affrontiamo ancora una volta la delicata questione morbillo. Il traguardo fissato per mettere in sicurezza la popolazione è noto da tempo: il 95% di copertura vaccinale con due dosi. È la soglia tecnica che garantisce l’immunità di comunità contro il morbillo, una delle infezioni virali più contagiose in assoluto. Eppure, nel 2023, nessuna Regione italiana ha centrato questo standard per la seconda dose. Solo dieci territori superano il 95% per la prima. Il resto del Paese è frammentato, con performance che scendono anche sotto l’85%.

Dati a confronto: prima e seconda dose

Il divario tra la prima e la seconda somministrazione resta ampio. A 24 mesi, il 94,6% dei bambini ha ricevuto la prima dose del vaccino MPR (morbillo-parotite-rosolia), ma a 5-6 anni, quando va somministrato il richiamo, la copertura crolla all’84,8%. Un calo che, pur sembrare contenuto, è sufficiente a lasciare decine di migliaia di bambini esposti a un virus potenzialmente pericoloso. L’intervallo tra le due dosi è lungo e spesso gestito con meno attenzione: il risultato è una protezione incompleta.

Una malattia ancora presente

Il morbillo non è scomparso. Nonostante i successi iniziali delle campagne vaccinali, la malattia continua a circolare. Pochi casi in una popolazione non protetta sono sufficienti per accendere nuovi focolai. La velocità con cui si diffonde impone una soglia di copertura molto alta: ogni bambino non vaccinato può diventare un vettore. Ed è proprio nella fascia dei più piccoli che si registrano ancora le vulnerabilità maggiori.

Le differenze territoriali pesano

Il quadro nazionale è tutt’altro che uniforme. Si passa da Regioni virtuose, vicine o sopra il 95% per la prima dose, a territori in netto ritardo. Per la seconda dose, si oscilla tra punte massime del 94% e minimi del 71%. Un dislivello che riflette scelte organizzative, approccio comunicativo e capacità dei servizi territoriali di intercettare le famiglie nei momenti giusti. La vaccinazione è gratuita e disponibile, ma senza un’interfaccia solida tra sistema sanitario e cittadino, l’adesione resta parziale.

Campagne informative e cultura della prevenzione nella nuova emergenza morbillo

Campagne informative e cultura della prevenzione nella nuova emergenza morbillo

In un clima ancora segnato dalle incertezze post-pandemiche, il lavoro sulla comunicazione è diventato centrale. Parlare di vaccini in modo chiaro, trasparente e basato sui bisogni reali delle famiglie è oggi un passaggio obbligato. Molte persone accettano la prima dose per obbligo scolastico o per default, ma non conoscono l’importanza del richiamo, che in realtà completa l’immunizzazione. Le campagne devono rispondere a dubbi concreti, non solo ribadire regole.

La questione pediatrica: diagnosi precoce e personalizzazione

Nel contesto della prevenzione, il monitoraggio mirato in età pediatrica assume un ruolo fondamentale. Oltre ai vaccini, il sistema sanitario deve puntare su screening ed esami diagnostici specifici per individuare fragilità immunologiche, condizioni croniche silenti e altri fattori che possono influenzare la risposta ai vaccini o complicare l’eventuale infezione da morbillo. Esami sierologici, valutazioni sullo stato nutrizionale e test immunitari mirati possono aiutare a individuare i bambini più a rischio, garantendo interventi più tempestivi e personalizzati.

In molte realtà, l’introduzione di pacchetti pediatrici integrati ha permesso di combinare vaccinazione e diagnostica di base: un modello che potrebbe essere esteso per rafforzare la protezione collettiva. In parallelo, serve investire nella formazione dei pediatri di libera scelta, che restano l’anello decisivo tra istituzioni e famiglie.

Il piano di eliminazione resta operativo

La strategia generale non è venuta meno. Il piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita è ancora attivo. Obiettivo: interrompere la trasmissione indigena, rafforzare le coperture, garantire la protezione anche alle donne in età fertile per evitare casi di rosolia in gravidanza. Attorno a questi obiettivi si muove la cabina di regia istituita per monitorare l’attuazione del piano e per rilanciare le azioni nei territori con performance in calo.

Il ruolo dei servizi vaccinali

Uno dei nodi strutturali è la capacità dei servizi vaccinali di intercettare i pazienti al momento giusto, organizzare appuntamenti in modo efficace e mantenere il contatto con le famiglie nel lungo periodo. La seconda dose, somministrata intorno ai 5 anni, rischia di cadere fuori dal radar dei controlli pediatrici regolari. Serve quindi una gestione proattiva: promemoria digitali, appuntamenti automatici, follow-up sistematici. E soprattutto, investimenti sul personale, oggi spesso ridotto o oberato da altri compiti.

L’immunità di comunità è una responsabilità condivisa

Il principio è semplice: più alta è la copertura, più difficile è per il virus circolare. Ma questo richiede adesione convinta, organizzazione efficiente e messaggi coerenti. La discontinuità tra prima e seconda dose non può essere risolta solo con raccomandazioni: occorrono strumenti, risorse e soprattutto un investimento deciso sulla prevenzione. Perché la salute pubblica non si improvvisa e l’immunità non si costruisce con la sola burocrazia.

Serve un cambio di passo

L’Italia non è sola in questa sfida, ma i numeri dicono chiaramente che è ancora lontana dal target. Per rendere il morbillo un problema del passato serve una svolta operativa. Meno annunci, più azione. Meno approcci generici, più strumenti dedicati a chi ha davvero bisogno di supporto per completare il percorso vaccinale. Solo così sarà possibile garantire ai più piccoli una protezione piena, sicura e duratura.

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