Quando il rischio è ereditario
In Italia circa 4.700 nuovi casi all’anno di tumore del seno e dell’ovaio sono legati a mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2. Parliamo di neoplasie eredo-familiari, che non riguardano solo le donne già ammalate, ma anche i loro familiari, spesso inconsapevoli di essere portatori di un rischio maggiore. Comprendere il ruolo di queste mutazioni significa cambiare l’approccio alla diagnosi e alla cura: dalla scoperta tardiva alla prevenzione mirata, dalla terapia “uguale per tutti” alla medicina di precisione.
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Test genetici, un diritto ancora a macchia di leopardo
Nonostante le evidenze scientifiche, l’accesso ai test genetici BRCA nel nostro Paese è ancora disomogeneo. In molte regioni i tempi di attesa superano le reali necessità cliniche e si registrano differenze nella presa in carico. La Fondazione AIOM sottolinea che i test genetici sono strumenti essenziali per identificare le persone ad alto rischio, programmare percorsi di sorveglianza strutturati e orientare strategie terapeutiche personalizzate. Anche il test HRD, che valuta la capacità delle cellule tumorali di riparare il DNA, non è disponibile ovunque in modo uniforme. Inserirli nei Livelli Essenziali di Assistenza significherebbe garantire equità, ridurre diagnosi tardive e offrire terapie più appropriate.
Medicina di precisione: cosa cambia davvero
Le informazioni genetiche permettono di prevedere come un tumore potrebbe rispondere a determinati trattamenti. Le varianti BRCA, ad esempio, indicano una maggiore sensibilità agli inibitori PARP, farmaci che agiscono selettivamente sulle cellule con deficit di riparazione del DNA, oggi fondamentali soprattutto nel carcinoma ovarico avanzato. Questo approccio non sostituisce le terapie tradizionali, ma le completa, trasformando la genetica in una bussola clinica capace di guidare decisioni più consapevoli e tempestive.
Che cosa sono i geni BRCA e perché contano così tanto nella medicina moderna
I geni BRCA1 e BRCA2 fanno parte del sistema di difesa del nostro organismo: contribuiscono a riparare i danni al DNA e a mantenere stabile il patrimonio genetico delle cellule. Quando funzionano correttamente, riducono la possibilità che si sviluppino alterazioni potenzialmente pericolose. Se però è presente una mutazione ereditaria, la capacità di riparazione diminuisce e il rischio di sviluppare alcuni tumori — in particolare del seno e dell’ovaio — aumenta nel corso della vita. Non tutte le persone portatrici si ammalano, ma conoscere la mutazione permette di impostare controlli specifici, strategie preventive e, se necessario, terapie mirate. I geni BRCA, quindi, non “decidono” da soli il destino di una persona: indicano un rischio più alto che può essere gestito con percorsi personalizzati di sorveglianza e cura.
La forza della prevenzione personalizzata
Sapere di essere portatori di una mutazione genetica non significa “avere un destino già scritto”. Significa, piuttosto, poter costruire un piano di sorveglianza che include controlli periodici, diagnosi precoce e, in alcuni casi, strategie preventive più incisive. La differenza sta nella tempestività: intercettare il rischio prima che la malattia compaia o nelle fasi iniziali consente trattamenti meno invasivi e maggiori probabilità di guarigione. Per questo la Fondazione AIOM insiste sulla necessità di percorsi chiari e uniformi su tutto il territorio nazionale.
Informazione e consapevolezza: una sfida culturale
Per colmare le lacune di conoscenza, è stata avviata la campagna “I Tumori Eredo-Familiari”, con incontri, webinar e strumenti divulgativi rivolti a pazienti e cittadini. L’obiettivo è spiegare che il test genetico non è un semplice esame in più, ma parte di un percorso di cura ragionato, che coinvolge oncologi, genetisti e psicologi. La parola chiave è consapevolezza: comprendere se si appartiene a un gruppo a rischio offre l’opportunità di agire prima e meglio.
Il sostegno psicologico conta quanto la diagnosi
Ricevere un risultato positivo a un test genetico può generare ansia, senso di colpa, timori per sé e per i propri familiari. In alcuni casi, la prospettiva di interventi profilattici comporta decisioni complesse e fortemente personali. Per questo il supporto psicologico deve accompagnare le pazienti lungo tutto il percorso: prima del test, per chiarire aspettative e implicazioni, e dopo, per affrontare con equilibrio le scelte successive. La salute, anche in oncologia, è sempre un intreccio di dimensione clinica ed emotiva.
Visite specialistiche e prevenzione: BRCA e non solo

Accanto alla genetica, restano fondamentali i percorsi di prevenzione organizzata. Le donne a rischio elevato necessitano di programmi personalizzati che includano controlli clinici periodici, imaging dedicato e consulenze specialistiche. È importante rivolgersi ai professionisti di riferimento per valutare la necessità del test BRCA, interpretare correttamente i risultati e pianificare il follow-up. Stili di vita sani e partecipazione agli screening raccomandati sono tasselli indispensabili, ma non possono sostituire la valutazione medica qualificata quando il rischio è ereditario.
Più equità, più tempo guadagnato
Il tema centrale resta l’equità. Accelerare e uniformare l’accesso ai test genetici significa offrire opportunità identiche a tutte le pazienti, indipendentemente dal luogo di residenza. Ogni mese risparmiato nell’iter diagnostico può tradursi in interventi più efficaci, minori complicanze e qualità di vita migliore. La genetica, se integrata correttamente nei percorsi clinici, diventa uno strumento di salute pubblica, capace di alleggerire il carico sulla persona e sul sistema sanitario.
Guardare al futuro con strumenti migliori
I tumori legati a mutazioni BRCA rappresentano una sfida complessa ma affrontabile. I progressi nella ricerca, la crescente disponibilità di farmaci mirati e l’espansione delle reti di prevenzione stanno cambiando il panorama della cura. La strada da percorrere è quella di una sanità più informata, più rapida e più personalizzata, in cui la diagnosi genetica non sia un privilegio ma una risorsa accessibile. Investire su test, percorsi dedicati e sostegno psicologico significa proteggere vite oggi e costruire un futuro in cui la parola prevenzione non sia solo un principio, ma una realtà concreta.









