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I primi mille giorni di vita del bambino, dal concepimento fino ai due anni di età, rappresentano un periodo determinante per la salute a lungo termine dell’essere umano. È quanto sottolinea il Prof. Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN), in occasione della Giornata Mondiale della Salute 2025, dedicata quest’anno al tema “Healthy beginnings, hopeful futures”.

Una trasformazione continua fin dalla gestazione

Secondo Agosti, il legame tra madre e figlio inizia fin dalle primissime settimane di gravidanza. Si tratta di una vera simbiosi fisica e relazionale, che pone le basi per lo sviluppo psicofisico del piccolo. “I primi nove mesi nel grembo materno e i successivi 24 rappresentano una fase di trasformazioni decisive: ciò che accade in questo periodo lascia segni duraturi, positivi o negativi, nel corso della vita”, spiega il Presidente della SIN.

Malattie non trasmissibili: le origini nei primi 1000 giorni del bambino

Malattie non trasmissibili: le origini nei primi 1000 giorni del bambino
Father holding his baby boy who is falling asleep

Numerose evidenze scientifiche mostrano che molte malattie dell’età adulta – come diabete, ipertensione, patologie cardiovascolari – affondano le radici in stili di vita inadeguati o in carenze avvenute nei primi 1000 giorni. “Sovrappeso e obesità in questa fase iniziale possono tradursi in disturbi cronici nell’età adulta. È qui che dobbiamo investire”, continua Agosti. “Solo così potremo garantire pari opportunità di salute a ogni bambino, indipendentemente dal luogo in cui nasce”.

Un bilancio globale drammatico

Ogni anno, secondo i dati ricordati dalla SIN, quasi 300.000 donne perdono la vita per cause legate alla gravidanza o al parto. Più di 2 milioni di neonati muoiono nel primo mese di vita, mentre altri 2 milioni nascono morti. In media, si stima una morte evitabile ogni 7 secondi. Un dramma che tocca tutti i continenti, ma che si concentra in modo sproporzionato nei Paesi più poveri, in quelli colpiti da conflitti o instabilità.

Prematurità: la principale causa di morte neonatale

La prematurità e le sue complicanze sono oggi la prima causa di decesso nei bambini sotto i 5 anni a livello globale. Un dato che richiama con forza la necessità di strategie efficaci e universali, capaci di agire proprio nel momento più delicato della vita.

Il progresso dell’Italia nell’assistenza neonatale

Negli ultimi decenni, l’Italia ha compiuto una vera e propria rivoluzione nella cura dei neonati, soprattutto quelli nati pretermine. Oltre al progresso tecnologico, la presenza attiva dei genitori si è rivelata un fattore determinante per la salute e il benessere del neonato. “Anche l’allattamento materno si conferma come strumento centrale di prevenzione e protezione”, afferma Agosti.

Neonatologia oltre i confini: l’impegno nei Paesi a risorse limitate

L’azione della SIN non si limita al contesto nazionale. In diverse aree dell’Africa occidentale, i neonatologi italiani operano attivamente per rafforzare i sistemi sanitari locali e garantire cure essenziali anche in condizioni di risorse scarse. Con il gruppo di studio “Cure Neonatali nei Paesi a Risorse Limitate”, l’obiettivo è formare operatori locali, sviluppare protocolli a basso costo ma alto impatto, e offrire supporto continuo attraverso programmi di formazione mirati.

Interventi semplici, risultati straordinari

Soluzioni come la kangaroo care, l’allattamento materno e la vicinanza dei genitori sono accessibili, sostenibili e incredibilmente efficaci. “Sono strumenti che non richiedono tecnologia avanzata, ma che possono cambiare in meglio la traiettoria di vita di milioni di bambini”, conclude Agosti. “Investire nei primi mille giorni non è un lusso: è un dovere collettivo”.

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