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Con l’approvazione definitiva al Senato, avvenuta nei giorni scorsi, l’Italia diventa il primo Paese al mondo a riconoscere formalmente l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. Una decisione che segna una svolta storica nella politica sanitaria e che porta la firma del deputato Roberto Pella, promotore di una legge che intende trasformare l’approccio a una delle principali emergenze globali del nostro tempo. Il provvedimento introduce un programma nazionale di prevenzione, un piano di formazione per medici di base e pediatri e l’istituzione di un Osservatorio nazionale presso il Ministero della Salute. L’obiettivo è affrontare l’obesità non più come un problema individuale, ma come una condizione complessa che necessita di strategie integrate e multidisciplinari.

Un riconoscimento giuridico e sanitario

La normativa sancisce che l’obesità è una malattia cronica, con implicazioni non solo mediche ma anche sociali e culturali. Viene così superata una visione riduttiva che per anni ha alimentato stigma e discriminazioni, attribuendo al singolo la responsabilità esclusiva del proprio stato di salute. Con questa legge, l’Italia si pone come apripista in Europa, aprendo un dibattito internazionale sull’opportunità di adottare approcci analoghi in altri Paesi. Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha definito l’approvazione «un segno di civiltà», ricordando che l’obesità è un fattore di rischio per patologie cardiovascolari, metaboliche e oncologiche e annunciando la possibilità di inserire la condizione nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

La dimensione dell’epidemia in Italia

I numeri confermano l’urgenza dell’intervento. Secondo i dati della Società Italiana di Medicina Ambientale, quasi la metà degli adulti italiani è in eccesso di peso, mentre oltre sei milioni di persone risultano clinicamente obese. Particolarmente allarmante è la situazione dell’età pediatrica: un bambino su tre tra i tre e i dieci anni ha problemi legati al sovrappeso. L’ambiente urbano e sociale in cui viviamo è spesso definito “obesogeno”, perché favorisce stili di vita sedentari, scelte alimentari scorrette e una ridotta consapevolezza dei rischi associati. In questo scenario, l’educazione nutrizionale e la promozione dell’attività fisica diventano strumenti indispensabili.

Il ruolo delle associazioni dei pazienti

Le associazioni che rappresentano i pazienti hanno accolto la legge come un passo epocale. La Federazione Italiana Associazioni Obesità ha parlato di “giornata storica”, sottolineando che finalmente si riconosce l’obesità come malattia e non come colpa. La presidente Iris Zani ha evidenziato la necessità di garantire percorsi multidisciplinari di cura e il pieno inserimento della patologia nel Piano Nazionale della Cronicità. Il sostegno delle associazioni sarà fondamentale per monitorare l’applicazione delle nuove misure e per mantenere alta l’attenzione pubblica e politica sul tema.

Visite specialistiche e prevenzione: la battaglia contro l'obesità "investe" tutti

Visite specialistiche e prevenzione: la battaglia contro l'obesità "investe" tutti

Il riconoscimento dell’obesità come malattia deve tradursi in percorsi di prevenzione e cura più strutturati. La diagnosi precoce passa attraverso la valutazione del peso, dell’indice di massa corporea e di parametri metabolici che possono essere monitorati già dai medici di base e dai pediatri. Visite specialistiche endocrinologiche, nutrizionistiche e cardiologiche sono fondamentali per individuare i rischi correlati e impostare strategie personalizzate di cura. La prevenzione primaria si lega strettamente all’adozione di stili di vita sani, con alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e promozione di ambienti favorevoli al movimento. Screening mirati e controlli periodici diventano strumenti essenziali per ridurre l’incidenza delle complicanze e alleggerire il carico sul sistema sanitario.

Una sfida di salute e società

Il riconoscimento dell’obesità come malattia rappresenta una sfida culturale e sanitaria che va oltre i confini della medicina. Significa affrontare una condizione che riguarda milioni di persone in Italia e che, se non trattata in maniera adeguata, può generare costi enormi per la salute pubblica e per l’economia. Ma significa anche combattere pregiudizi radicati, promuovere campagne di sensibilizzazione e favorire un cambiamento sociale. Le politiche dovranno tenere conto dei giovani e delle donne, categorie particolarmente esposte sia agli effetti dell’ambiente obesogeno sia alla pressione psicologica legata all’immagine corporea. Solo un approccio integrato, che unisca prevenzione, formazione, supporto clinico e azioni culturali, potrà ridurre l’impatto di questa emergenza.

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