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L’obesità è una patologia cronica e recidivante che influenza molte dimensioni della salute, inclusa la fertilità. Le evidenze scientifiche mostrano come un eccesso di tessuto adiposo possa alterare la funzione riproduttiva femminile e maschile, riducendo le probabilità di concepimento naturale e incidendo anche sui risultati delle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
La recente legge che riconosce formalmente l’obesità come malattia rappresenta un passo decisivo: introduce una cornice normativa che permette interventi più strutturati di prevenzione, cura e formazione professionale.

L’impatto dell’obesità sul sistema riproduttivo

Il tessuto adiposo agisce come un vero organo endocrino, capace di modificare il funzionamento dell’asse ormonale che regola la fertilità.
Nelle donne, l’obesità può compromettere l’ovulazione, alterare la produzione ormonale e ridurre la qualità dell’endometrio, ostacolando l’impianto dell’embrione.
Negli uomini è associata a una diminuzione della qualità dello sperma, con modifiche nella concentrazione, motilità e morfologia degli spermatozoi.

L’infiammazione cronica, la resistenza insulinica e le alterazioni metaboliche associate al sovrappeso incidono sulla qualità degli ovociti e sul corretto sviluppo embrionale. Anche per questo i tassi di successo delle tecniche di riproduzione assistita risultano più elevati nelle persone con peso nella norma.

Una legge che introduce un approccio sistemico e multidimensionale

Il nuovo impianto normativo segna un passaggio storico per il nostro Paese.
Riconoscendo l’obesità come patologia cronica, la legge permette:

  • la creazione di percorsi integrati che coinvolgono più figure specialistiche,
  • l’attivazione di programmi di prevenzione su larga scala,
  • iniziative dedicate alle comunità locali e alle famiglie,
  • un rafforzamento dei programmi educativi nelle scuole,
  • lo sviluppo di nuovi strumenti di monitoraggio presso le istituzioni centrali.

L’inclusione di un piano di formazione specifico per i professionisti sanitari mira a migliorare la diagnosi precoce e la gestione clinica, con benefici attesi anche sul fronte della fertilità.

Il ruolo dei fattori genetici ed epigenetici

L’obesità non è determinata da un singolo gene, ma da una combinazione di fattori poligenici che influenzano appetito, metabolismo e regolazione della sazietà.
Su questi meccanismi intervengono fortemente le influenze epigenetiche, ossia modifiche del DNA indotte dall’ambiente e dallo stile di vita.

Un’alimentazione equilibrata, ricca di nutrienti protettivi, può favorire l’attivazione di geni che regolano la risposta metabolica e la riduzione degli stati infiammatori, contribuendo a migliorare anche la salute riproduttiva.
Ciò dimostra quanto dieta, educazione alimentare e attività fisica siano determinanti fin dall’infanzia.

Visite specialistiche e prevenzione per curare le pericolose conseguenze dell'obesità: quando intervenire

Visite specialistiche e prevenzione per curare le pericolose conseguenze dell'obesità: quando intervenire

Un percorso di prevenzione adeguato parte dalla valutazione dei fattori di rischio e da un monitoraggio clinico periodico.
Le visite specialistiche sono raccomandate quando si verificano:

  • aumento significativo del peso o difficoltà nel dimagrimento,
  • irregolarità del ciclo mestruale,
  • segni di squilibrio ormonale,
  • difficoltà nel concepimento o esiti negativi ripetuti nei tentativi di gravidanza.

Le valutazioni multidisciplinari — endocrinologica, nutrizionale e riproduttiva — aiutano a definire un piano personalizzato che può includere cambiamenti dello stile di vita, supporto psicologico, interventi nutrizionali e trattamenti mirati nei casi indicati.

Promuovere la prevenzione significa agire prima che le complicanze compaiano, tutelando la salute generale e quella riproduttiva a tutte le età.

Rischi specifici per uomo e donna

L’obesità influisce sulla fertilità attraverso meccanismi diversi nei due sessi, con ripercussioni che coinvolgono l’assetto ormonale, la qualità delle cellule germinali e la funzionalità degli organi riproduttivi.
Nelle donne, l’eccesso di tessuto adiposo altera l’equilibrio degli ormoni sessuali, favorisce anovulazione, cicli irregolari e una ridotta ricettività dell’endometrio, compromettendo l’impianto dell’embrione. Le condizioni metaboliche associate, come insulino-resistenza e infiammazione cronica, possono inoltre incidere sulla qualità degli ovociti e sulla probabilità di gravidanza.

Negli uomini, il sovrappeso è correlato a una diminuzione della qualità seminale: si osservano riduzioni nella motilità e nella concentrazione degli spermatozoi, alterazioni morfologiche e una maggiore presenza di stress ossidativo. Anche l’assetto ormonale può risultare compromesso, con una diminuzione dei livelli di testosterone e un incremento dell’aromatizzazione verso gli estrogeni.
In entrambi i sessi, l’obesità riduce la probabilità di concepimento naturale e può influenzare negativamente gli esiti dei trattamenti di fertilità.

Educazione e stili di vita: la chiave per le generazioni future. La relazione tra obesità e fertilità sempre più al centro dell'attenzione della sanità mondiale

La nuova normativa sottolinea l’importanza di intervenire precocemente, coinvolgendo famiglie, scuole e comunità territoriali.
Contrastare l’obesità significa promuovere ambienti che favoriscano attività fisica, corrette abitudini alimentari e consapevolezza del proprio benessere.
In questa prospettiva, l’educazione sanitaria assume un ruolo cruciale per prevenire l’insorgenza della malattia e delle sue complicanze, incluse quelle legate alla fertilità.

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