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Il paracetamolo, principio attivo di uno dei farmaci da banco più diffusi al mondo, è improvvisamente finito al centro di una bufera sanitaria e politica. L’attenzione si è accesa negli Stati Uniti, quando l’amministrazione Trump ha fatto filtrare l’ipotesi di un collegamento tra l’assunzione del farmaco in gravidanza e un aumento del rischio di disturbi dello spettro autistico nei bambini. L’annuncio di una conferenza stampa straordinaria ha subito trasformato la vicenda in un tema di portata globale, con effetti immediati anche sui mercati finanziari e con ripercussioni nella comunicazione sanitaria internazionale.

Dallo scoop del 5 settembre alle indiscrezioni di mercato

La sequenza parte il 5 settembre, con la rivelazione di un giornale americano secondo cui sarebbe pronto un rapporto governativo che lega l’uso del paracetamolo in gravidanza all’“epidemia di autismo”. Nel giro di poche ore le azioni della società produttrice hanno subito un crollo a due cifre. Nei giorni seguenti i media statunitensi hanno pubblicato versioni contrastanti: c’è chi annunciava un avvertimento ufficiale alle donne incinte, chi ipotizzava restrizioni all’uso del farmaco, chi anticipava la promozione di nuove soluzioni terapeutiche. Il risultato è stato un clima di incertezza, con donne e famiglie esposte a un flusso di informazioni contraddittorie e destabilizzanti.

Cosa dicono realmente le ricerche scientifiche

Sul fronte della ricerca i dati non sono univoci. Grandi studi di popolazione in Europa e Giappone non hanno evidenziato legami causali fra l’assunzione di paracetamolo in gravidanza e l’autismo. Una revisione più recente, pubblicata nel 2025, ha invece segnalato associazioni statistiche, senza però poter provare un rapporto diretto. Gli organismi scientifici internazionali ricordano che il paracetamolo resta il farmaco di prima linea per la gestione di febbre e dolore in gravidanza, purché usato al dosaggio minimo e sotto indicazione medica. Il problema di fondo è che le donne incinte sono spesso escluse dai trial clinici e questo genera un vuoto di prove certe, alimentando paure e messaggi discordanti.

Il fronte terapeutico e il leucovorin

Accanto al capitolo prevenzione, nelle indiscrezioni americane compare anche il tema delle terapie. In particolare, l’amministrazione avrebbe puntato l’attenzione sul leucovorin, un derivato dell’acido folico utilizzato già in altri ambiti clinici. Studi preliminari condotti su bambini con autismo hanno mostrato alcuni miglioramenti nella comunicazione e nelle capacità relazionali, ma si tratta di campioni ridotti e lontani da una validazione definitiva. Nonostante questo, l’ipotesi di un farmaco proposto come trattamento per l’autismo rappresenta un cambio di paradigma destinato a generare dibattito.

Il peso politico e l’impatto economico

Il tema dell’autismo è diventato anche uno strumento di confronto politico. L’annuncio di Trump, presentato come una “risposta” a una delle emergenze sanitarie più discusse negli Stati Uniti, è stato accompagnato da promesse di cambiamento radicale. Nel frattempo, le società farmaceutiche coinvolte hanno subito forti scossoni in Borsa. I manager ribadiscono che non esistono prove credibili di un legame causale tra paracetamolo e autismo, ma l’effetto comunicativo ha già inciso sulla fiducia dei consumatori e sull’andamento dei mercati.

Uso del paracetamolo in gravidanza: visite specialistiche e consigli di prevenzione

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In attesa di dati definitivi, la raccomandazione rimane quella di affidarsi a percorsi clinici controllati. Le donne in gravidanza dovrebbero rivolgersi al proprio medico prima di assumere qualsiasi farmaco, anche se si tratta di prodotti di largo consumo. Controlli periodici e visite specialistiche mirate sono strumenti fondamentali per distinguere sintomi normali della gestazione da segnali che richiedono attenzione medica. Febbre, dolori persistenti o malesseri ricorrenti devono essere trattati senza rinunce pericolose, ma sempre con dosaggi appropriati e supervisione professionale. La prevenzione non si traduce nell’evitare i farmaci, bensì nel garantirne un uso sicuro e consapevole.

Uno scenario aperto fra ricerca e comunicazione

Il caso del paracetamolo mostra quanto sia delicato il rapporto fra scienza, politica e informazione. Da un lato c’è la necessità di proteggere la salute pubblica con messaggi chiari e basati su prove, dall’altro la tentazione di cavalcare paure e speranze per finalità politiche o economiche. La comunità scientifica chiede cautela e nuove ricerche, mentre le famiglie si trovano in un terreno di incertezza. Nei prossimi mesi si capirà se il dibattito porterà a nuove raccomandazioni ufficiali o se resterà un episodio emblematico di quanto sia fragile l’equilibrio tra evidenza scientifica e narrazione pubblica.

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