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Vivere più a lungo non è solo una questione di DNA. Oggi la scienza conferma che il nostro modo di respirare, riposare, nutrirci, muoverci e gestire lo stress incide profondamente sull’invecchiamento cellulare e sul rischio di malattie croniche. A ricordarlo è Immaculata De Vivo, docente alla Harvard Medical School e tra le massime esperte internazionali di genetica applicata alla prevenzione oncologica, che invita a considerare la salute come un equilibrio dinamico tra geni e abitudini quotidiane. La genetica definisce la “base”, ma è l’epigenetica — cioè il modo in cui le nostre scelte influenzano l’attività dei geni — a modulare in gran parte il nostro tempo biologico.

L’epigenoma, un sistema che può cambiare

Secondo la studiosa, il nostro stile di vita agisce come una “calligrafia biologica”: lascia tracce misurabili sull’epigenoma, la componente regolatoria che può accendersi, spegnersi o modificarsi in risposta all’ambiente. A differenza della genetica, che resta stabile, l’epigenoma è plastico e può migliorare o peggiorare. In questo spazio di adattamento si gioca molto del nostro invecchiamento, che non coincide solo con rughe e capelli grigi ma con processi profondi come infiammazione cronica, decadimento cellulare, immunosenescenza e declino cognitivo.

DNA e longevità: un equilibrio da proteggere

Il legame tra DNA e longevità è reale, ma i geni non sono un destino immutabile. Abitudini sane possono proteggere i telomeri, strutture che custodiscono il DNA e che tendono ad accorciarsi nel tempo, accelerando l’invecchiamento. Intervenire sullo stile di vita significa quindi agire su meccanismi epigenetici e cellulari che influenzano la durata e la qualità degli anni vissuti.

Mangiare in modo intelligente

Il cibo rappresenta uno dei più potenti strumenti di prevenzione. Seguire un’alimentazione prevalentemente vegetale, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi e grassi “buoni”, limitando zuccheri e alimenti ultra-processati, contribuisce a ridurre il danno ossidativo e l’infiammazione. Questo modello sostiene una migliore espressione genica e aiuta a proteggere il cuore, il cervello e il metabolismo. L’obiettivo non è la restrizione punitiva, ma la costruzione di un rapporto più consapevole con ciò che portiamo in tavola.

Peso corporeo e infiammazione silente

L’obesità alimenta uno stato di infiammazione di basso grado che, alla lunga, accelera l’invecchiamento biologico. L’eccesso di tessuto adiposo favorisce stress ossidativo e disfunzioni metaboliche che incidono su telomeri e regolazione epigenetica. Ridurre il peso in modo graduale, con un approccio equilibrato e sostenibile, significa proteggere l’organismo nel tempo.

Muoversi ogni giorno, senza estremi

L’attività fisica agisce come un vero “interruttore protettivo”. Muoversi con regolarità, alternando esercizio aerobico e rinforzo muscolare, migliora la sensibilità insulinica, sostiene la massa muscolare e ha effetti misurabili su marcatori epigenetici collegati alla longevità. Non servono performance agonistiche: anche l’esercizio moderato, praticato nella maggior parte dei giorni della settimana, aiuta a contrastare il declino fisiologico che accompagna l’età.

La bocca come specchio della salute generale: il segreto contro l'invecchiamento parte da una buona respirazione

La bocca come specchio della salute generale: il segreto contro l'invecchiamento parte da una buona respirazione

La salute orale è spesso sottovalutata. Gengive infiammate e scarsa igiene possono aumentare l’infiammazione sistemica e favorire malattie cardiovascolari e metaboliche. Prendersi cura della bocca significa proteggere l’organismo nel suo insieme: controlli periodici, igiene corretta e attenzione ai segnali d’allarme sono parte integrante della strategia di longevità.

Stress, cervello e perdono

Lo stress continuo lascia un’impronta biologica misurabile: altera gli ormoni, amplifica l’infiammazione e modifica schemi epigenetici legati all’invecchiamento. Strategie di gestione quotidiana — respirazione consapevole, pause di recupero, sonno regolare — riducono il carico neuroendocrino. Anche il perdono e il lavoro sulle emozioni aiutano a smorzare le risposte infiammatorie e a sostenere un invecchiamento più sano, ricordando che equilibrio psicologico e salute fisica camminano insieme.

Visite, controlli e prevenzione

Accanto allo stile di vita, resta centrale la prevenzione clinica. Programmare visite periodiche in base all’età e ai fattori di rischio permette di individuare precocemente segnali di malattia e intervenire prima che i danni diventino irreversibili. Screening oncologici raccomandati, controllo di pressione, glicemia e colesterolo, valutazione della salute orale e del benessere mentale rappresentano tasselli di un percorso che unisce prevenzione primaria e secondaria. Parlare con il proprio medico di famiglia aiuta a personalizzare tempi e priorità, evitando sia eccessi inutili sia ritardi rischiosi.

Longevità come progetto quotidiano

La longevità non è una corsa contro il tempo, ma un progetto costruito giorno dopo giorno. Respirare meglio, dormire in modo regolare, curare il movimento, nutrirsi con equilibrio, proteggere la mente e coltivare relazioni che alleggeriscono lo stress sono scelte che si sommano e lasciano un segno misurabile sul nostro tempo biologico. Non possiamo controllare i geni con cui nasciamo, ma possiamo influenzare il modo in cui lavorano. Ed è proprio in questa capacità di modulare l’epigenoma che si gioca la possibilità di vivere più a lungo — e soprattutto meglio.

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