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Francia e Germania hanno già predisposto misure per rafforzare la rete ospedaliera in caso di conflitto. In Italia il dibattito è aperto: si ragiona su strumenti già esistenti, sulle strutture di riferimento e sulla necessità di coordinamento istituzionale.

Francia: strutture straordinarie entro il 2026

Il ministero della Salute francese ha ordinato alle agenzie sanitarie regionali di predisporre, insieme alla Difesa, piani per accogliere un afflusso massiccio di militari feriti. Gli scenari ipotizzano migliaia di pazienti da gestire in tempi rapidi, con centri regionali incaricati di smistamento, triage e stabilizzazione. L’obiettivo è avere il sistema pronto entro il 2026, con capacità di accoglienza su larga scala.

Germania: ospedali civili integrati con la difesa

Anche la Germania ha elaborato un piano quadro per la difesa civile degli ospedali. La rete sanitaria civile dovrà essere pronta a fronteggiare feriti da conflitto, in stretta collaborazione con le strutture militari. Tra le priorità ci sono posti letto dedicati alla traumatologia e la disponibilità di personale addestrato alla gestione di ferite da combattimento.

Italia: strumenti esistenti e vuoti da colmare nella rete ospedaliera

Italia: strumenti esistenti e vuoti da colmare nella rete ospedaliera

Nel nostro Paese esiste un Piano nazionale di difesa che fino al 2020 contemplava anche il rischio batteriologico. In caso di conflitto, il sistema dovrebbe garantire posti letto di traumatologia e terapie intensive, attivando il supporto della Protezione civile. Hub strategici come l’aeroporto di Pratica di Mare, già utilizzato per emergenze sanitarie internazionali, o ospedali con esperienza in maxi-emergenze come il Niguarda di Milano, potrebbero svolgere un ruolo centrale.

Le criticità segnalate dagli esperti

Secondo diversi specialisti di sanità pubblica, l’Italia deve maturare la consapevolezza di trovarsi in un contesto definito “prebellico”. Le istituzioni dovrebbero avviare al più presto un coordinamento stabile tra ministeri competenti, Difesa, Protezione civile e strutture regionali. Le aree più deboli sono l’insufficienza di terapie intensive, la mancanza di personale formato su scenari di guerra e l’assenza di protocolli chiari di catena di comando.

Quali scenari possibili

Se le tensioni internazionali dovessero aumentare, l’Italia potrebbe essere chiamata a trasformare reparti civili in aree dedicate a feriti di guerra, attivare hub logistici per smistamento e trasporto dei pazienti, rafforzare le scorte strategiche di farmaci e dispositivi, avviare esercitazioni congiunte tra personale sanitario e militare.

Preparazione urgente per non arrivare in ritardo

L’Italia non è ancora dotata di un piano operativo dettagliato come Francia e Germania. La sfida immediata è attivare risorse, coordinamento istituzionale e consapevolezza politica che la preparazione sanitaria preventiva non sia facoltativa, ma indispensabile per garantire sicurezza nazionale e resilienza del sistema ospedaliero.

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