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Le istituzioni fanno abbastanza per tutelare la salute mentale dei cittadini? Curare ansia e depressione quando i sintomi sono ancora lievi non solo allevia la sofferenza delle persone, ma fa anche risparmiare al sistema sanitario e rafforza scuola e lavoro. È il messaggio del nuovo rapporto Ocse “Mental Health Promotion and Prevention: Best Practices in Public Health”, che passa in rassegna 11 interventi di provata efficacia in diversi Paesi europei, dimostrando che investire nella prevenzione è un affare di salute e di sostenibilità economica.

Secondo l’analisi, programmi come lo “sportello psicologico” senza ricetta, gli strumenti online di auto-aiuto guidati e lo screening della depressione postpartum riducono i sintomi fino all’87%, prevengono milioni di nuovi casi entro il 2050 e generano benefici economici misurabili. Quasi la metà dei Paesi Ue e Ocse ha già le condizioni per introdurli.

Interventi che funzionano

Le esperienze raccolte dal rapporto confermano l’efficacia di modelli concreti: il Prompt Mental Health Care norvegese, servizio gratuito e immediato per ansia e depressione lieve-moderata, ha ridotto l’intensità dei sintomi dell’87%. In Polonia, Next Stop: Mum, lo screening della depressione postpartum svolto dalle ostetriche, ha aumentato del 10% la diagnosi precoce. In Germania, il programma online iFightDepression® basato sulla terapia cognitivo-comportamentale ha ridotto i sintomi del 40% in sei settimane. Nei Paesi Bassi, i centri @ease per i giovani hanno tagliato del 61% l’abbandono scolastico legato al disagio psicologico.

Sono pratiche che dimostrano come la promozione della salute mentale sia costo-efficace, con risparmi fino a 4,7 euro pro capite l’anno per i sistemi sanitari e guadagni in produttività stimati in 3,8 euro pro capite.

Il caso Italia tra criticità e potenzialità

Nel nostro Paese, oltre il 15% della popolazione presenta sintomi depressivi lievi o moderati. Solo una minoranza riceve una diagnosi: il 20% tra chi ha sintomi lievi e il 47% tra chi ha sintomi moderati. Questo significa che milioni di persone restano invisibili alle cure, con il rischio di aggravamento e costi crescenti.

L’Italia, secondo la cluster analysis Ocse, rientra nel gruppo 3: le condizioni per introdurre pratiche innovative esistono, ma vanno migliorati accesso e contesto politico-istituzionale. Restano limiti importanti: il tasso di copertura dei trattamenti è intorno al 30% (sotto la media Ocse del 33%) e il numero di psicologi per abitante è tra i più bassi in Europa.

Non mancano però segnali positivi. Dal 2023, grazie al bonus psicologo e ai nuovi Lea, è possibile l’accesso diretto al professionista senza ricetta, una misura che facilita l’importazione di modelli come quello norvegese. Inoltre, la psicoterapia è formalmente inserita tra le prestazioni del Ssn, sebbene le liste d’attesa e le differenze regionali continuino a rappresentare un ostacolo.

Giovani in prima linea nell’emergenza salute mentale

Giovani in prima linea nell’emergenza salute mentale

L’Ocse richiama con forza l’attenzione sul disagio giovanile. Ansia e depressione lieve-moderata colpiscono un adolescente su cinque in Europa, con riflessi pesanti sulla frequenza scolastica, la vita sociale e le prospettive di lavoro. In Italia la situazione non è diversa: sintomi come insonnia, perdita di motivazione, difficoltà di concentrazione o ritiro sociale rischiano di essere sottovalutati come “semplice stress scolastico”.

La realtà è che sempre più giovani sperimentano un malessere persistente, legato a pressioni scolastiche, precarietà lavorativa, isolamento e uso intensivo dei social media. I dati mostrano conseguenze concrete: aumento dell’abbandono scolastico, calo del rendimento, abuso di sostanze.

Esperienze come i centri @ease o i servizi di peer support olandesi dimostrano che creare spazi sicuri e non stigmatizzanti può cambiare la traiettoria: intercettare i segnali precoci riduce l’abbandono scolastico del 61%. In Italia, l’ampia rete di scuole e università potrebbe rappresentare il luogo naturale per sperimentare iniziative analoghe.

Visite specialistiche e prevenzione

Gli esperti sottolineano che non bisogna aspettare che i disturbi diventino gravi. Già alla comparsa di sintomi persistenti di ansia o depressione, è utile rivolgersi al medico di base per un primo inquadramento, che può indirizzare a uno specialista in psichiatria o psicologia clinica. Screening periodici, soprattutto in contesti scolastici e nei consultori, consentono di individuare precocemente i casi a rischio.

Accanto alle cure psicologiche, risultano efficaci programmi di educazione alla salute mentale nelle scuole, iniziative di mental health literacy e attività di promozione del benessere come sport, mindfulness e gruppi di supporto tra pari.

Un’urgenza da trasformare in strategia

Il messaggio finale del rapporto Ocse è netto: investire nella salute mentale conviene. Non solo perché riduce la sofferenza e i costi sanitari, ma perché accresce la produttività, favorisce la partecipazione scolastica e rompe lo stigma sociale.

Per l’Italia la sfida è trasformare le potenzialità in realtà: più psicologi nel Ssn, servizi territoriali accessibili, integrazione tra sanità, scuola e sociale. Il Piano Nazionale per la Salute Mentale esiste, ma deve diventare attuazione concreta e stabile. Perché, come ricorda l’Ocse, la salute mentale è condizione essenziale per una vita piena e produttiva.

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