La solitudine cresce, soprattutto nei più giovani
Durante le festività, per molte persone il tempo sospeso e le routine che cambiano possono amplificare sensazioni di isolamento, solitudine e malinconia. In questo contesto, i chatbot basati su Intelligenza Artificiale stanno diventando per alcuni una forma di compagnia quotidiana. Strumenti pensati per informare e assistere possono trasformarsi in interlocutori costanti, con cui confidarsi o trascorrere il tempo, soprattutto tra i più giovani, abituati a interazioni virtuali rapide e disponibili ventiquattr’ore su ventiquattro.
Gli esperti segnalano che la solitudine, pur non essendo una patologia, è fortemente associata a disturbi come ansia e depressione. È un fenomeno in crescita in diverse fasce d’età e, quando coincidono periodi di pausa o riduzione dei contatti reali, il rischio è quello di rifugiarsi nella tecnologia invece di coltivare relazioni concrete. Alcuni studi riportano che una parte significativa degli adolescenti utilizza partner digitali per conversazioni personali e, in casi non rari, giudica più gratificanti le interazioni virtuali rispetto a quelle con coetanei in carne e ossa.
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Relazioni virtuali: occasione o trappola della solitudine?

L’Intelligenza Artificiale offre potenzialità interessanti: può ascoltare, proporre spunti, ricordare messaggi di incoraggiamento e, in futuro, supportare veri programmi di “terapie digitali” supervisionate. Ma rimane un fatto: i sistemi di IA non provano emozioni, non possiedono empatia autentica e non possono sostituire la reciprocità delle relazioni umane.
Psichiatri e psicologi spiegano che il rischio principale è l’instaurarsi di un legame “comodo” e poco sfidante, in cui l’utente è raramente contraddetto o messo di fronte alla complessità tipica dei rapporti reali. La relazione virtuale tende ad assecondare più che a confrontare e può, nel tempo, consolidare l’isolamento. Questo vale soprattutto per chi già vive momenti di fragilità e cerca nella tecnologia un rifugio sicuro, trasformando gradualmente un aiuto in una dipendenza emotiva.
Festività e chiusura: un periodo delicato
Le settimane di festa possono accentuare vissuti di nostalgia, senso di esclusione o disagio interiore. Quando le relazioni familiari sono distanti o difficili, il rischio è quello di cercare un surrogato nelle piattaforme digitali. Invece di rappresentare una pausa rigenerante, le festività possono diventare una fase di ritiro sociale, in cui la presenza costante di chatbot e strumenti virtuali sostituisce la possibilità di cercare contatti reali.
Gli specialisti ricordano che questa dinamica non riguarda soltanto le persone anziane: i segnali più marcati emergono tra i giovani, che talvolta preferiscono confidarsi con un’interfaccia artificiale piuttosto che esporsi a relazioni concrete, fatte di dialogo, confronto e inevitabili imperfezioni.
Il ruolo possibile dell’Intelligenza Artificiale
Il quadro, tuttavia, non è esclusivamente negativo. L’IA potrebbe diventare — con regole chiare e studi rigorosi — uno strumento per intercettare il disagio, facilitare l’accesso a informazioni affidabili o orientare verso servizi di supporto. La ricerca sta iniziando a valutare quando e come le tecnologie possano affiancare i professionisti, senza sostituirli. Per ora, però, l’uso dei chatbot come veri strumenti terapeutici resta sconsigliato: il rischio è alimentare un circolo vizioso di chiusura, in cui la persona si abitua a confidarsi solo con la macchina e fatica sempre di più a tornare alla socialità reale.
Visite, ascolto e prevenzione
Quando compaiono segnali di isolamento persistente, tristezza, perdita di interesse per le attività quotidiane o difficoltà a gestire le relazioni, è importante parlarne con il medico di famiglia o con uno specialista della salute mentale. Un percorso di valutazione permette di distinguere momenti transitori di malinconia da situazioni che richiedono un intervento mirato. Colloqui psicologici, programmi di sostegno e, se necessari, trattamenti personalizzati aiutano a ritrovare equilibrio e a prevenire complicazioni.
La tecnologia può essere un alleato, ma va usata come integrazione: tenersi in contatto con amici, partecipare a iniziative sociali, condividere attività e chiedere aiuto nei momenti difficili restano pilastri fondamentali. La prevenzione passa anche da abitudini semplici — movimento, sonno regolare, cura dell’alimentazione — che sostengono l’umore e riducono la tendenza a chiudersi.
Un invito ad aprirsi
Gli esperti insistono su un messaggio chiaro: nessun chatbot potrà sostituire la presenza di un’altra persona, il calore dello scambio, la possibilità di essere ascoltati e compresi davvero. Le festività, con il loro carico emotivo, rappresentano un’occasione per riconnettersi: provare a riallacciare rapporti, cercare contesti accoglienti, esplorare nuovi interessi. Quando il senso di solitudine diventa soffocante, la scelta più coraggiosa è chiedere aiuto.
L’Intelligenza Artificiale può accompagnarci, ricordarci appuntamenti, offrirci spunti e persino consolare in alcuni momenti. Ma la cura della solitudine nasce dall’incontro con gli altri, dall’ascolto reciproco e da percorsi di supporto costruiti insieme ai professionisti. Evitare di sostituire i legami reali con relazioni virtuali è il primo passo per proteggere la salute mentale e trasformare le festività in un tempo di presenza, non di isolamento.













