Il Tar del Lazio ha stabilito che il nuovo tariffario nazionale per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, approvato con decreto del 25 novembre 2024, è da considerarsi illegittimo. Tuttavia, l’annullamento non entrerà subito in vigore: i giudici hanno concesso dodici mesi di tempo prima che la decisione produca effetti concreti. Questa scelta mira a evitare un vuoto normativo che avrebbe potuto bloccare l’intero sistema sanitario e creare difficoltà a cittadini e strutture.
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Le criticità del decreto
Il cuore della contestazione riguarda la mancanza di un’istruttoria aggiornata e completa. Secondo i giudici, il Ministero della Salute non ha effettuato una rilevazione puntuale dei costi sostenuti dalle strutture accreditate. Le nuove tariffe sarebbero state elaborate attingendo a dati regionali, in molti casi privi di fondamento tecnico-economico. In questo modo non è stata garantita la coerenza con l’andamento reale delle spese e con l’aumento generale dei costi sanitari.
Il ruolo di Agenas
Nella decisione pesa anche il mancato recepimento delle osservazioni di Agenas. L’Agenzia aveva sottolineato l’assenza di una ricognizione aggiornata dei costi e aveva suggerito un metodo diverso di calcolo. Il Tar ha rimarcato come il Ministero avrebbe dovuto motivare la scelta di non seguire queste indicazioni. La mancanza di trasparenza su questo punto ha contribuito in modo rilevante all’annullamento del provvedimento.
Le conseguenze per le strutture
Il tariffario, così come definito, rischiava di penalizzare in particolare le strutture medio-piccole, meno in grado di sostenere costi senza economie di scala. Le tariffe fissate non avrebbero garantito un’equa remunerazione delle prestazioni, con il pericolo di spingere alcune realtà a operare in perdita o addirittura a rinunciare all’accreditamento. A incidere in modo rilevante sono anche i rincari energetici, dei materiali e del personale, che non erano stati adeguatamente considerati nel calcolo delle tariffe.
Nuovo tariffario e decisione Tar: gli effetti sul sistema sanitario

Se l’annullamento fosse stato immediatamente efficace, si sarebbe creata una condizione di incertezza normativa, con potenziali ricadute su bilanci regionali, contratti in essere e continuità dei servizi per i cittadini. Per questo i giudici hanno scelto una soluzione intermedia: il decreto viene annullato ma resta provvisoriamente in vigore per un anno, lasciando il tempo di costruire una base tariffaria nuova e più solida.
Il compito del Ministero
Il Ministero della Salute ha ora dodici mesi per predisporre un nuovo tariffario. Dovrà essere basato su dati aggiornati, criteri oggettivi e principi di proporzionalità. Il nuovo provvedimento dovrà garantire sostenibilità alle strutture, equità nella remunerazione e rispetto delle regole di trasparenza e partecipazione. Si tratta di un lavoro complesso, ma indispensabile per ridare equilibrio al sistema.
Visite specialistiche e prevenzione
Il tema delle tariffe si lega direttamente all’accesso dei cittadini alle prestazioni specialistiche. Controlli periodici come visite cardiologiche, neurologiche, metaboliche o screening oncologici non possono essere rallentati o resi più difficili da norme tariffarie inadeguate. Per chi presenta sintomi persistenti, come dolori cronici, difficoltà respiratorie o disturbi metabolici, la possibilità di ricorrere rapidamente a una valutazione specialistica resta una priorità di salute pubblica. Garantire un sistema tariffario corretto significa quindi anche favorire la prevenzione e la diagnosi precoce, fondamentali per ridurre costi futuri e migliorare la qualità di vita dei cittadini.
Verso un nuovo equilibrio
La decisione del Tar non cancella il lavoro svolto finora, ma impone una revisione profonda. Nei prossimi mesi sarà essenziale costruire un quadro che sappia coniugare sostenibilità economica, equità di accesso e qualità dell’assistenza. La sfida è trasformare un atto giudiziario in un’occasione di rinnovamento per l’intero sistema sanitario, restituendo ai cittadini la certezza di poter contare su prestazioni adeguatamente remunerate e su un servizio efficiente.
















