{{brizy_dc_image_alt entityId=

La terapia cellulare rigenerativa si prepara a rivoluzionare il trattamento della cecità corneale da disfunzione endoteliale, aprendo una prospettiva concreta oltre il tradizionale trapianto di cornea.
Un recente studio pubblicato su Nature Biotechnology – discusso durante il congresso nazionale congiunto della Società Italiana di Scienze Oftalmologiche (SISO) e dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO) – ha acceso i riflettori su un approccio che potrebbe cambiare la storia delle patologie visive più gravi.

Una delle principali cause di perdita della vista

La cecità corneale colpisce ogni anno circa 10 milioni di persone nel mondo, rendendola una delle principali cause di perdita della vista.
La cornea, la membrana trasparente posta nella parte anteriore dell’occhio, è essenziale per far passare e mettere a fuoco le immagini. Quando si danneggia o perde trasparenza, la visione si trasforma in una nebbia costante.

Finora il trapianto – perforante o lamellare – ha rappresentato la principale soluzione terapeutica, restituendo la vista a milioni di pazienti. Tuttavia, nei Paesi in via di sviluppo la scarsità di donatori e di infrastrutture adeguate limita fortemente la possibilità di intervento.
In questo scenario, le terapie cellulari dell’endotelio corneale offrono una via più accessibile, economica e scalabile.

Come funziona la terapia cellulare

Come funziona la terapia cellulare

La procedura, ancora in fase di sperimentazione avanzata, prevede una semplice iniezione intraoculare: le cellule endoteliali sane vengono introdotte direttamente all’interno dell’occhio, dove si depositano sulla superficie interna della cornea danneggiata e ne ripristinano la trasparenza.
Si tratta di un approccio mini-invasivo che evita il trapianto completo del tessuto e riduce il rischio di rigetto.

Gli studi in corso in Nord America, oggi giunti alla fase 3 di sperimentazione clinica, mostrano risultati promettenti: i migliori donatori risultano essere i giovani sotto i 30 anni, le cui cellule hanno un’elevata capacità rigenerativa.
Da una singola cornea donata, secondo le stime, potrebbero derivare centinaia di dosi cellulari, forse fino a mille, ampliando enormemente la disponibilità di trattamenti.

Rigenerazione e speranza per milioni di persone

Le terapie cellulari rigenerative rappresentano, secondo gli esperti, una nuova era per la cura della cecità corneale.
L’obiettivo è offrire una soluzione duratura e personalizzabile, capace di restituire la vista anche in aree del mondo dove oggi mancano banche degli occhi e donatori.
La possibilità di coltivare e conservare le cellule endoteliali apre inoltre alla creazione di biobanche e alla futura produzione su larga scala di cellule terapeutiche, con notevoli implicazioni cliniche ed economiche.

«Le cellule giovani mostrano una capacità rigenerativa straordinaria – spiega l’esperto Vincenzo Sarnicola –. Potremmo arrivare a utilizzare una sola cornea per curare centinaia di pazienti».
Per l’oculistica moderna si tratta di un passaggio epocale: la transizione da chirurgia sostitutiva a chirurgia rigenerativa.

Visite specialistiche e prevenzione visiva

La ricerca scientifica sottolinea l’importanza di diagnosticare precocemente le patologie corneali, spesso asintomatiche nelle fasi iniziali.
Si raccomandano controlli oculistici periodici, in particolare dopo i 40 anni o in presenza di familiarità, diabete o ipertensione.
Esami mirati come la pachimetria corneale, la topografia e la specular microscopy consentono di valutare lo stato dell’endotelio e prevenire danni irreversibili.
La prevenzione resta l’arma più efficace per evitare la progressione verso forme gravi di opacità corneale.

Una nuova prospettiva per la medicina rigenerativa

L’avanzamento delle biotecnologie oftalmiche testimonia come la medicina rigenerativa stia progressivamente affermandosi come pilastro della sanità del futuro.
Dalla terapia cellulare alla bioingegneria dei tessuti, l’obiettivo è sostituire, riparare e potenziare funzioni organiche compromesse, riducendo la dipendenza dai trapianti tradizionali.
La cura della vista, una delle sfide più delicate della medicina moderna, si prepara così a entrare in una nuova stagione di speranza e innovazione.

{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Obesi e Claustrofobici


{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Nobiliore


{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Tiburtina


{{brizy_dc_image_alt imageSrc=

Diagnostica

Nobiliore Donna


{{brizy_dc_image_alt entityId=
Sincope: prevenzione e diagnosi con esami specifici: importanza della risonanza magnetica
{{brizy_dc_image_alt entityId=
L’impegno del giovane reumatologo Alessandro Conforti tra riconoscimenti e formazione scientifica
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Oltre 65mila infermieri mancanti in Italia
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Jimmy Ghione testimonial d’eccezione al Centro DOC: “Con la risonanza magnetica aperta MR Open Evo sembrava di essere a Capri”
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Nuova frontiera nella diagnosi della malattia renale cronica: mascherina intelligente rileva i segnali nel respiro
{{brizy_dc_image_alt entityId=
SALUTE DONNA / Tumore della cervice: una nuova tecnica italiana punta sulla diagnosi precoce molecolare
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Glicemia e melanoma: ecco come lo zucchero nel sangue può influenzare la risposta ai trattamenti
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Tirzepatide e semaglutide: cosa sappiamo davvero sui farmaci per il diabete usati per perdere peso
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Prematurità e sviluppo osseo: il ruolo della vitamina D nella salute neonatale
{{brizy_dc_image_alt entityId=
Sanità digitale e protezione dei dati: il Dossier Sanitario sotto la lente della privacy. L’analisi di Gruppo Ecosafety
Torna in alto