L’utilizzo di farmaci nati per la gestione del diabete – come tirzepatide e semaglutide – è cresciuto rapidamente negli ultimi anni, soprattutto tra chi desidera dimagrire in tempi brevi. La loro diffusione ha però alimentato dubbi, aspettative irrealistiche e paure infondate. Per comprenderne il funzionamento e il reale profilo di sicurezza, è necessario riportare il tema entro una cornice rigorosamente scientifica, ricordando che si tratta di terapie con indicazioni precise, benefici documentati e possibili effetti collaterali.
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Come agiscono sul metabolismo e sulla perdita di peso
Questi farmaci imitano l’azione degli ormoni intestinali GLP-1 e GIP, coinvolti nel controllo dell’appetito, del metabolismo del glucosio e della sazietà.
L’attivazione dei loro recettori determina diversi effetti:
- aumento della secrezione di insulina e riduzione del glucagone, con abbassamento della glicemia;
- rallentamento dello svuotamento gastrico, prolungando la sensazione di pienezza;
- maggiore ingresso del glucosio nelle cellule di muscoli e tessuto adiposo;
- riduzione dell’appetito grazie alla modulazione delle aree cerebrali della ricompensa;
- stimolo al metabolismo dei grassi.
La perdita di peso osservata negli studi clinici può raggiungere dal 15% al 25% del peso corporeo in circa 18 mesi, ma richiede sempre un’alimentazione controllata e un incremento dell’attività fisica.
Tirzepatide e semaglutide: ecco chi può usarli secondo le indicazioni approvate

Le indicazioni autorizzate prevedono l’uso in:
- persone con obesità,
- persone con sovrappeso e almeno una comorbidità correlata,
- adolescenti dai 12 anni con obesità definita secondo i percentili,
- persone con diabete di tipo 2 quando altre terapie non sono sufficienti o non tollerate.
Al di fuori di queste situazioni, l’uso non è previsto e può risultare rischioso.
Perché sono pericolosi nelle persone sane
Assumere semaglutide o tirzepatide senza una reale indicazione medica può provocare problemi rilevanti.
In chi ha un metabolismo glicemico normale, l’azione farmacologica può indurre ipoglicemia, con tremori, sudorazione, confusione o perdita di coscienza.
In chi non è in sovrappeso la riduzione di peso può essere minima e coinvolgere soprattutto massa magra, aumentando debolezza, affaticamento e rallentamento del metabolismo basale.
La perdita significativa e rapida di peso può inoltre aumentare il rischio di calcoli alla colecisti e, più raramente, di pancreatite.
Durata delle terapie e modalità di somministrazione
I farmaci vengono assunti tramite iniezione sottocutanea settimanale con penne preriempite.
La dose iniziale è bassa, per abituare gradualmente l’organismo; il dosaggio aumenta in circa 16 settimane fino al regime terapeutico stabilito.
Per l’obesità e il sovrappeso, attualmente, questi farmaci non sono rimborsati e rimangono a carico del paziente. L’eventuale rimborsabilità futura dipenderà dall’applicazione delle nuove norme che riconoscono l’obesità come malattia cronica.
Effetti collaterali: quali sono i più comuni e quali i più rari
Gli effetti indesiderati più frequenti sono nausea, diarrea, stipsi, mal di testa e senso di affaticamento, generalmente transitori e legati alla fase di titolazione della dose.
Gli eventi più rari includono pancreatite e calcoli della colecisti, soprattutto in caso di dimagrimento molto rapido.
Non esistono evidenze solide di un aumento del rischio di cancro, con l’unica eccezione per chi presenta predisposizioni genetiche rare a specifici tumori tiroidei, condizione per cui questi farmaci non sono raccomandati.
Visite specialistiche e prevenzione: quando è necessario rivolgersi al medico
L’uso di questi farmaci deve sempre essere valutato da uno specialista, sia in nutrizione che in diabetologia, soprattutto quando sono presenti:
- obesità severa o difficoltà nella gestione del peso,
- alterazioni della glicemia,
- familiarità per malattie metaboliche,
- sintomi gastrointestinali persistenti,
- effetti collaterali insorti durante la terapia.
- probabilità di diabete
La valutazione clinica permette di definire un piano terapeutico sicuro, stabilire obiettivi realistici, monitorare eventuali effetti indesiderati e integrare la terapia farmacologica con strategie nutrizionali e comportamentali.
Oltre il dimagrimento: nuove prospettive cliniche in studio
Le ricerche più recenti indicano che gli agonisti del GLP-1 potrebbero avere benefici anche su altre condizioni: riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, miglioramento della salute epatica nelle malattie metaboliche e potenziale riduzione del consumo di alcol grazie alla modulazione dei circuiti cerebrali della ricompensa.
Si tratta di aree promettenti, ma che richiedono ulteriori studi controllati per essere confermate.
















