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Negli ultimi anni, il tumore al colon-retto ha registrato un aumento preoccupante tra i più giovani. Se un tempo si trattava di una patologia quasi esclusivamente legata all’età avanzata, oggi i dati raccontano una realtà diversa: sempre più persone tra i 30 e i 45 anni ricevono questa diagnosi. Isacco Montroni, Direttore dell'Unità Complessa di Chirurgia Colon-Rettale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sottolinea come l’età non debba più essere considerata un fattore protettivo.

Secondo le stime dell’ente, in Italia si registrano circa 50.000 nuovi casi ogni anno, e circa il 15% di questi riguarda pazienti con meno di 50 anni. Un incremento significativo rispetto agli ultimi due decenni, che pone nuove sfide per la diagnosi precoce e la prevenzione.

Perché il tumore al colon colpisce sempre più giovani?

Perché il tumore al colon colpisce sempre più giovani?

Il tumore del colon-retto resta tra le patologie oncologiche più diffuse, con una prevalenza maggiore nella popolazione over 65. Tuttavia, negli ultimi anni, l’incidenza tra i più giovani è aumentata sensibilmente. Le cause di questo fenomeno non sono ancora del tutto chiare, ma esistono fattori di rischio ben noti.

Stili di vita e alimentazione giocano un ruolo determinante. Un regime alimentare squilibrato, povero di fibre e ricco di grassi saturi, può favorire la formazione di polipi intestinali, soprattutto in soggetti con predisposizione genetica. Seguire una dieta mediterranea, invece, aiuta a ridurre il rischio, così come l’abolizione del fumo e un’attività fisica regolare.

I sintomi da non sottovalutare

Uno degli ostacoli più grandi nella diagnosi precoce del tumore al colon è la tendenza a sottovalutare alcuni segnali d’allarme. Spesso i sintomi vengono erroneamente attribuiti ad altre patologie meno gravi, come emorroidi o sindrome del colon irritabile.

I segnali da monitorare con attenzione includono:

  • Sanguinamento rettale, spesso confuso con disturbi benigni.
  • Alterazioni dell’alvo, con episodi improvvisi di stitichezza alternati a diarrea.
  • Dolore addominale persistente, che non trova spiegazioni in altre condizioni.
  • Perdita di muco nelle feci.
  • Calo ponderale inspiegabile e senso di malessere generale.

Se si manifestano due o più di questi sintomi per un periodo prolungato, è fondamentale rivolgersi a uno specialista per approfondire con esami diagnostici adeguati, come la colonscopia.

La diagnosi precoce e l’innovazione del progetto BioLynch

L’efficacia delle cure per il tumore al colon dipende fortemente dalla tempestività della diagnosi. Riconoscere la malattia nelle fasi iniziali permette di adottare strategie terapeutiche meno invasive e più efficaci.

Una delle novità più promettenti arriva dal progetto BioLynch, guidato dal Dottor Marco Vitellaro, Responsabile della S.S. Tumori Ereditari Apparato Digerente presso l’Istituto Nazionale dei Tumori. Questa iniziativa si concentra sull’identificazione di biomarcatori nel sangue, particolarmente utili per i pazienti con predisposizioni genetiche, come coloro affetti dalla sindrome di Lynch.

Questa metodica innovativa potrebbe rivoluzionare lo screening e consentire di individuare precocemente il tumore in soggetti a rischio, riducendo la necessità di esami invasivi.

Nuove prospettive terapeutiche: chirurgia, radioterapia e farmaci innovativi

Negli ultimi anni, il trattamento del tumore al colon ha fatto enormi passi avanti. Le terapie oggi disponibili sono sempre più personalizzate e integrate, permettendo risultati migliori sia in termini di sopravvivenza che di qualità della vita.

Secondo Michele Fiore, membro del Consiglio Direttivo di A.I.R.O. (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica), la radioterapia è diventata un elemento cruciale nel trattamento del tumore del retto.

Questa tecnica viene utilizzata in diversi contesti:

  • Come terapia neoadiuvante, per ridurre le dimensioni del tumore prima dell’intervento chirurgico.
  • All’interno della strategia terapeutica TNT (Total Neoadjuvant Therapy), che migliora i risultati oncologici e riduce il rischio di recidiva.
  • In alternativa alla chirurgia, nei casi in cui la risposta al trattamento è così efficace da permettere un approccio di sorveglianza attiva ("watch and wait"), evitando interventi invasivi.

Anche sul fronte farmacologico sono stati sviluppati nuovi farmaci mirati, in grado di colpire specifiche alterazioni genetiche del tumore, aumentando l’efficacia della terapia e riducendo gli effetti collaterali.

Mortalità e impatto sulla popolazione

Nonostante i progressi terapeutici, il tumore al colon resta una delle principali cause di morte oncologica. Secondo i dati più recenti, negli Stati Uniti il 60% dei pazienti colpiti ha più di 65 anni, mentre il 13% ha meno di 50 anni.

La mortalità è più alta tra gli anziani, a causa della maggiore fragilità e della difficoltà di sopportare trattamenti aggressivi. Tuttavia, anche tra i giovani il rischio di una diagnosi tardiva resta elevato, con conseguenze serie sulla prognosi.

La chiave per ridurre la mortalità risiede nella prevenzione e nella diagnosi precoce. Non bisogna ignorare sintomi sospetti, né considerare l’età come un fattore protettivo. Un atteggiamento del genere può portare a ritardi diagnostici e compromettere l’efficacia delle cure.

Il ruolo della consapevolezza e della prevenzione

L’aumento dei casi di tumore al colon tra i giovani impone un cambio di prospettiva. Non esistono fasce d’età esenti dal rischio, ed è fondamentale adottare comportamenti preventivi adeguati:

  • Seguire una dieta equilibrata, ricca di fibre e povera di grassi saturi.
  • Smettere di fumare.
  • Sottoporsi a controlli in caso di sintomi sospetti.

Oggi, grazie ai progressi della medicina, una diagnosi tempestiva può fare la differenza tra un trattamento efficace e una malattia difficile da gestire. La consapevolezza e la prevenzione sono le armi migliori per affrontare questa sfida.

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