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Il tumore al polmone resta una delle principali emergenze di salute pubblica: in Italia ogni giorno oltre cento persone ricevono una diagnosi, e più del 70% scopre la malattia quando è già in fase avanzata. È la neoplasia più letale proprio perché spesso silenziosa negli stadi iniziali.
Negli ultimi anni, però, la ricerca scientifica ha dimostrato con estrema chiarezza che la TAC spirale a basso dosaggiopermette di intercettare la malattia molto prima dell’insorgenza dei sintomi, aumentando drasticamente le possibilità di cura. Da qui l’appello delle società scientifiche affinché lo screening diventi parte integrante dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza.

Perché il tumore al polmone viene scoperto tardi

A differenza di altre neoplasie, il tumore del polmone raramente dà segnali nelle fasi iniziali. Tosse persistente, dolore toracico o difficoltà respiratorie compaiono spesso quando la malattia è già localmente avanzata o metastatica.
Se diagnosticato allo stadio iniziale, invece, il tumore può essere trattato con chirurgia mirata e terapie innovative, raggiungendo tassi di sopravvivenza a cinque anni intorno all’80%.

La sfida, quindi, non è solo curare, ma intercettare il tumore quando è ancora piccolo.

Che cos’è la TAC spirale e perché cambia la sopravvivenza

La TAC spirale a basso dosaggio di radiazioni è un esame rapido, non invasivo e molto più sensibile della radiografia del torace. È in grado di identificare noduli millimetrici con un’esposizione radiologica contenuta.

Gli studi internazionali hanno dimostrato che:

  • riduce la mortalità per tumore del polmone di circa il 20%;
  • può prevenire decine di migliaia di decessi nel lungo periodo;
  • permette interventi chirurgici meno invasivi e con maggiori probabilità di guarigione;
  • riduce i costi sanitari indiretti e quelli delle terapie per le malattie avanzate.

Per queste ragioni l’Unione Europea ha già raccomandato l’introduzione dello screening in tutti i Paesi membri.

Chi rientra nella fascia a rischio da sottoporre allo screening

Le evidenze scientifiche concordano nell’indicare come candidati allo screening:

  • forti fumatori tra i 55 e i 75 anni con lunga esposizione al tabacco;
  • ex forti fumatori che hanno smesso da meno di dieci anni.

In questi gruppi la TAC annuale consente di individuare lesioni piccole e potenzialmente curabili con chirurgia conservativa, preservando una buona funzionalità respiratoria.

L’importanza di un programma nazionale di screening

La TAC spirale non è ancora rimborsata come programma di screening, ma esistono reti e studi nazionali che stanno testando il modello. L’Italia ha già attivato reti dedicate alla prevenzione nei forti fumatori, con migliaia di persone monitorate ogni anno.
L’inclusione dello screening nei nuovi LEA garantirebbe equità di accesso, copertura uniforme nelle Regioni e maggiore adesione, permettendo di salvare un numero significativo di vite nel medio-lungo periodo.

Visite specialistiche e prevenzione del tumore al polmone: il primo passo fondamentale è rivolgersi allo pneumologo

La prevenzione del tumore del polmone riguarda non solo il fumo, ma anche il corretto inquadramento dei sintomi respiratori che spesso vengono sottovalutati. Una visita specialistica è indicata in presenza di:

  • tosse persistente o modificata da oltre tre settimane;
  • dolore toracico non spiegato;
  • fiato corto o ridotta tolleranza allo sforzo;
  • storia di forte esposizione al tabacco;
  • familiarità per tumori respiratori.

La visita permette di valutare eventuali fattori di rischio, programmare controlli mirati e orientare verso percorsi diagnostici appropriati, inclusa la TAC spirale quando indicata.

Perché serve una cultura della diagnosi precoce

Nonostante l’efficacia degli screening oncologici, l’Italia registra ancora una bassa adesione ai programmi gratuiti già disponibili. Anche nel tumore del polmone, l’ostacolo principale resta la scarsa consapevolezza del proprio rischio e la tendenza a sottovalutare sintomi iniziali o modificazioni respiratorie.

Una cultura della diagnosi precoce consente di trasformare una malattia oggi spesso intercettata tardi in una condizione finalmente curabile nella maggior parte dei casi, riducendo decessi, sofferenze e costi per il sistema sanitario.

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