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Il tumore ovarico è una delle neoplasie ginecologiche più insidiose e rappresenta una sfida importante per la salute pubblica. In Italia ogni anno si registrano oltre 5mila nuove diagnosi, con un peso significativo anche tra le donne giovani, seppure con caratteristiche diverse rispetto alle forme che colpiscono in età più avanzata.

Incidenza e caratteristiche in Italia

L’incidenza del tumore ovarico nel nostro Paese è pari a circa 9 casi ogni 100mila donne, con un totale di 5.400 nuove diagnosi l’anno. Pur essendo più frequente dopo la menopausa, esistono varianti che colpiscono le donne in età fertile, soprattutto le forme non epiteliali (tumori germinali e stromali). Queste tipologie, più rare, rappresentano circa il 10-15% dei casi e tendono a comparire sotto i 40 anni. La sopravvivenza nelle giovani donne risulta in media più favorevole rispetto alle forme epiteliali classiche, anche grazie alla maggiore possibilità di interventi conservativi.

Percentuali di guarigione rispetto ad altri tumori

Il tumore ovarico rimane uno dei tumori ginecologici più complessi da trattare. La sopravvivenza a 5 anni in Italia si attesta intorno al 43%, sensibilmente inferiore rispetto a quella per il tumore al seno, che oggi supera l’88%, e rispetto al tumore della cervice uterina, che si aggira intorno al 66%. La mortalità associata al tumore ovarico è elevata: rappresenta circa il 5% di tutti i tumori femminili, ma è la prima causa di morte per neoplasia ginecologica. In Europa, la media di sopravvivenza a 5 anni è attorno al 40%, con tassi più bassi nei Paesi con minore accesso a cure specialistiche.

Percentuali di sopravvivenza e guarigione

La sopravvivenza a 5 anni per il tumore ovarico in Italia si attesta intorno al 43%. A dieci anni, la percentuale scende a circa il 31%. Se la diagnosi avviene in stadio precoce, le possibilità di guarigione superano il 70-80%, mentre in fase avanzata la sopravvivenza può ridursi drasticamente. Per le giovani donne, la prognosi varia in base alla tipologia istologica: nei tumori germinali, ad esempio, la sopravvivenza a 5 anni può raggiungere valori superiori all’85% grazie alla maggiore risposta alle terapie.

L’importanza dell’intervento chirurgico nella cura del tumore ovarico

L’importanza dell’intervento chirurgico nella cura del tumore ovarico

La chirurgia è la base del trattamento del tumore ovarico. L’obiettivo è la rimozione completa della massa tumorale e, nei casi avanzati, la riduzione massima del tessuto malato. Nei tumori epiteliali in fase precoce si può arrivare a una guarigione completa. Nelle giovani donne con desiderio di maternità, in alcuni casi selezionati, è possibile un approccio conservativo che preservi una parte dell’ovaio o dell’utero. La qualità dell’intervento, l’estensione della rimozione e la tempestività della diagnosi sono fattori determinanti per aumentare le probabilità di sopravvivenza.

Chemioterapia post operatoria

Dopo l’intervento chirurgico, la maggioranza delle pazienti affronta un ciclo di chemioterapia. La combinazione più utilizzata è quella a base di platino e taxani. Questo trattamento è indicato sia per ridurre il rischio di recidiva nelle forme iniziali sia per controllare la progressione della malattia negli stadi più avanzati. Nelle giovani donne con tumori non epiteliali, la chemioterapia è spesso molto efficace e può contribuire a percentuali di guarigione elevate. La durata dei cicli varia in base allo stadio e al tipo di tumore, ma in media si estende per alcuni mesi dopo l’intervento.

Sintomi e difficoltà diagnostiche

Uno dei principali ostacoli è la diagnosi tardiva, perché i sintomi del tumore ovarico sono aspecifici. I segnali più frequenti includono gonfiore addominale persistente, dolore pelvico, senso di sazietà precoce, alterazioni urinarie e disturbi digestivi. Spesso questi sintomi vengono confusi con disturbi gastrointestinali o ginecologici benigni, e ciò porta a un ritardo nella diagnosi. Nei casi avanzati possono comparire perdita di peso, affaticamento marcato e ascite. Riconoscere i segnali e non sottovalutarli è essenziale per aumentare le possibilità di un intervento precoce.

Prevenzione e fattori di rischio

Il tumore ovarico non dispone di uno screening di massa paragonabile a quello per il tumore al seno o al collo dell’utero. La prevenzione si concentra soprattutto sull’identificazione dei fattori di rischio. Le mutazioni genetiche ereditarie, come quelle dei geni BRCA1 e BRCA2, aumentano significativamente la probabilità di sviluppare la malattia. Altri elementi di rischio includono la familiarità per tumori ginecologici, l’assenza di gravidanze, la menopausa tardiva e lo stile di vita non salutare. Esistono anche fattori protettivi: l’uso prolungato di contraccettivi orali, la gravidanza e l’allattamento riducono la probabilità di ammalarsi.

Visite specialistiche e diagnosi precoce

Per le donne con familiarità positiva o mutazioni genetiche, sono raccomandati controlli specialistici ginecologici regolari. L’ecografia transvaginale e la valutazione di marker tumorali come il CA-125 possono essere utili, anche se non sempre sufficienti a identificare la malattia nelle fasi iniziali. Le visite ginecologiche periodiche restano fondamentali per tutte le donne, soprattutto in presenza di sintomi sospetti. Nei casi ad alto rischio genetico si possono valutare strategie preventive, tra cui la chirurgia profilattica. La diagnosi precoce, quando possibile, fa la differenza: trattare un tumore in stadio iniziale significa offrire maggiori possibilità di guarigione e ridurre l’impatto delle terapie.

Prospettive e ricerca

La ricerca scientifica sta aprendo nuove prospettive per migliorare la prognosi. Accanto alla chirurgia e alla chemioterapia, stanno emergendo terapie mirate e farmaci innovativi come i PARP-inibitori, particolarmente efficaci nelle pazienti portatrici di mutazioni genetiche. L’obiettivo è trasformare il tumore ovarico in una malattia sempre più curabile e cronica, riducendo recidive e aumentando la sopravvivenza. Per le giovani donne, la sfida aggiuntiva è quella della fertilità, e la medicina si sta muovendo anche per offrire percorsi personalizzati di preservazione della capacità riproduttiva.

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