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Mutazioni ereditarie e rischio oncologico

In Italia ogni anno circa 4.700 nuovi casi di tumori della mammella e dell’ovaio sono attribuibili a mutazioni genetiche ereditarie, in particolare alle varianti patogenetiche BRCA1 e BRCA2. Si tratta di una quota rilevante — circa un caso su dieci — che rende la diagnosi genetica un tassello decisivo sia per la prevenzione familiare sia per la scelta dei trattamenti più appropriati.

Secondo Fondazione AIOM, però, l’accesso ai test genetici resta condizionato da liste d’attesa e da differenze tra regioni, con il rischio di ritardi che possono pesare sulle decisioni cliniche e sulle opportunità di prevenzione dei familiari. In Italia le persone portatrici di varianti BRCA sono stimate in oltre 380mila: intercettarle in tempo significa offrire controlli personalizzati e percorsi di sorveglianza mirati.

Quando il DNA orienta prevenzione e terapie

Le mutazioni BRCA non determinano automaticamente la malattia, ma moltiplicano il rischio. Per il carcinoma ovarico, ad esempio, la presenza di BRCA1 è associata a un incremento fino a 37 volte; nel tumore della mammella il rischio cresce di circa sei volte.

I test genetici consentono di identificare le persone più esposte e di avviare programmi di controllo più stretti per loro e per i familiari. Allo stesso tempo, forniscono informazioni utili alla medicina di precisione, aiutando a orientare le scelte terapeutiche. Le varianti BRCA, infatti, sono collegate a una maggiore sensibilità ad alcuni farmaci mirati, come gli inibitori di PARP impiegati in specifici contesti clinici.

Accesso diseguale e tempi troppo lunghi

Fondazione AIOM segnala che più della metà dei pazienti e dei familiari incontra tempi di attesa prolungati per l’esecuzione dei test genetici. A questo si aggiunge una forte disomogeneità territoriale, che crea situazioni di inequità tra cittadini.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il test HRD, che valuta il deficit di riparazione del DNA nelle cellule tumorali e può offrire indicazioni preziose sulle strategie di cura. L’accesso e la rimborsabilità non risultano ancora uniformi sul territorio e il test non è stato inserito nella proposta di aggiornamento dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. Per la Fondazione, accelerare l’inclusione dei test BRCA e migliorare l’organizzazione dei percorsi diagnostici è ormai una priorità.

Prevenzione: oltre gli stili di vita, servono percorsi strutturati

La prevenzione oncologica non riguarda solo alimentazione corretta, attività fisica e abolizione del fumo. Quando esistono fattori genetici ben documentati, diventa necessario ampliare l’offerta di controlli specifici e di consulenze qualificate, in modo da ridurre l’impatto delle neoplasie sul sistema sanitario e sulla vita delle persone.

Sapere di essere portatori di una mutazione può essere difficile da accettare, ma è anche uno strumento di consapevolezza che permette di programmare controlli ravvicinati, decisioni preventive ponderate e percorsi terapeutici più mirati. Per questo motivo, il supporto psicologico fa parte integrante della presa in carico: affrontare le paure, condividere i dubbi e valutare le opzioni con specialisti dedicati aiuta a prendere decisioni informate.

Visite specialistiche e prevenzione tumori seno e ovaio: quando parlare con il medico

Visite specialistiche e prevenzione tumori seno e ovaio: quando parlare con il medico

Chi ha una forte storia familiare di tumore del seno o dell’ovaio — soprattutto se i casi si sono presentati in età giovane o in più componenti della stessa famiglia — dovrebbe rivolgersi al proprio medico per valutare l’opportunità di una consulenza genetica. Questo passaggio non significa “fare subito il test”, ma ricevere informazioni chiare su rischi, benefici e possibili implicazioni per sé e per i familiari.

I percorsi di prevenzione comprendono sia la prevenzione primaria (stili di vita sani, peso corporeo adeguato, limitazione dell’alcol, attività fisica regolare) sia la prevenzione secondaria, attraverso programmi di sorveglianza personalizzati e screening appropriati. Nei soggetti ad alto rischio, il calendario dei controlli viene adattato all’età, alla storia clinica e alla presenza di eventuali mutazioni, sempre all’interno di percorsi condivisi con équipe multidisciplinari.

Informare, sostenere, uniformare l’accesso

Le richieste di Fondazione AIOM si concentrano su tre obiettivi: rendere omogenei i servizi sul territorio, garantire tempi certi per i test genetici e rafforzare l’informazione rivolta ai cittadini. Campagne come “I Tumori Eredo-Familiari”, promossa insieme alle associazioni dei pazienti, hanno il compito di spiegare che conoscere il proprio rischio non è una condanna, ma un modo per giocare d’anticipo.

L’esperienza di molte persone dimostra che, con informazione corretta e sostegno psicologico adeguato, è possibile affrontare percorsi anche complessi sentendosi accompagnati e partecipi delle decisioni.

Mettere la prevenzione al centro delle politiche sanitarie

Il numero stimato di 4.700 nuovi casi l’anno legati a mutazioni ereditarie ricorda quanto sia urgente investire sui test genetici e su percorsi di presa in carico più rapidi e uniformi. Ridurre le disuguaglianze di accesso significa offrire a tutti le stesse opportunità di diagnosi precoce, prevenzione mirata e terapie personalizzate.

La genetica non sostituisce gli screening e gli stili di vita sani, ma li integra in un approccio più moderno e consapevole: riconoscere prima chi è più esposto permette di intervenire meglio e, in molti casi, di salvare vite.

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